RICCIONE: Cocoricò, è crisi dopo nuove regole – VIDEO

Sono passati appena due mesi dalla riapertura del noto locale riccionese Cocoricò, punito dalla questura di Rimini con 120 giorni di chiusura in seguito alla morte per overdose del giovane 16enne di Città di Castello Lamberto Lucaccioni. La discoteca è tornata con diverse novità e buoni intenti ma c'è qualcosa che non funziona. Misure severe di selezione, come il divieto d'ingresso ai minorenni, hanno provocato inevitabilmente un vuoto. Si perché i sabati sotto la piramide più famosa d'Europa non sono più gli stessi. Poca gente, serate mosce, nonostante le casse pompìno come al solito la stessa musica. Forse, almeno, mille, milleduecento biglietti in meno a notte. Possibile che molti dei seguaci abbiano scelto di frequentare altre discoteche? Secondo quanto riferiscono alcuni clienti storici affezionati probabilmente chi si sballava ora ha scelto di farlo a casa o al bar o in un altra discoteca della riviera per evitare i controlli che si sono intensificati. Poi c'è anche da dire che il dj è fondamentale, è quello che attira la massa e forse il Cocco sta scontando ancora quanto è successo. Un dato certo è che gli altri locali, in questi quattro mesi di chiusura della Piramide, non sono rimasti a guardare e tanti hanno preferito spostarsi. La fine di un'era? O di una moda? Non si sa. “Quando resti al palo per quattro mesi – ha dichiarato il patron del Cocoricò Fabrizio De Meis – è normale che all’inizio la strada sia tutta in salita. Ci sono delle difficoltà e, a occhio, direi che la flessione si attesta sul 30 per cento. A incidere è soprattutto il divieto per gli under 18”.

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