LACRIME_LIVERANI

RAVENNA: Morte Liverani, lacrime durante l’omaggio in Consiglio Comunale – FOTO

In una sala del Consiglio comunale gremita,  oggi in municipio è stato reso omaggio a Enrico Liverani, assessore del Comune di Ravenna e candidato sindaco per il Pd, scomparso improvvisamente ieri sera per incidente stradale.
Alcune centinaia di persone fra cittadini, autorità, famigliari, amministratori, amici, rappresentanti del mondo dell’imprenditoria, del volontariato, del personale del Comune  ed ex colleghi del sindacato, si sono stretti al dolore della famiglia e di quanti sono stati toccati dalla tragedia.
Una commozione palpabile ha accomunato tutti i presenti.
Prima del suo discorso commemorativo (in calce). il sindaco Fabrizio Matteucci ha posato la fascia tricolore appartenuta a Liverani nel suo posto vuoto, per poi donarla al termine della cerimonia alla madre.

 

Poi è intervenuta Marinella Melandri della Cgil, sindacato nel quale aveva lavorato Liverani prima di diventare assessore nel gennaio scorso, per portare il cordoglio della Cgil di Ravenna e della Funzione pubblica regionale. “Enrico era entrato nel nostro sindacato prima dei 30 anni – ha detto Melandri – e già allora aveva una forte determinazione. Quando è stato nominato assessore  ha fatto una scelta netta: non ha cercato nessuna scorciatoia, nessun paracadute nel caso la sua nuova esperienza non fosse potuta proseguire, dando anche quella volta un grande esempio di fermezza e di determinazione”.
“Enrico era innamorato della sua città, della vita, della lettura, dell’eleganza, dei diritti e del diritto di amare”. Così il segretario provinciale del Pd, Michele de Pascale ha voluto ricordare la sua competenza e la sua umanità. ” Enrico era bravissimo e intelligentissimo, era il migliore di tutti noi. Era orgoglioso delle sue idee, delle sue capacità, della sua comunità. Ed era dolce”.

 

La cerimonia si è conclusa con un minuto di silenzio e un lunghissimo applauso.

 
L’INTERVENTO DEL SINDACO DI RAVENNA FABRIZIO MATTEUCCI

 

Oggi è una giornata difficile da vivere. Abbiamo bisogno di ognuno di voi. Perché questa è una di quelle giornate tristi delle quali  non vorresti mai vedere l’alba .
Si io sono triste. Se ne va, a soli 39 anni, un assessore della mia giunta, un uomo con il quale ho condiviso molte idee in poco tempo, un amico.
Ci siamo conosciuti, noi due, un paio di anni fa. Mi aveva colpito la sua somiglianza con un presentatore televisivo, Diego Bianchi “Zoro”. Glielo dissi e lui non fu particolarmente contento. Non ne abbiamo più parlato di quel mio esordio non particolarmente felice.
Quella faccia di Enrico, che ti esprimeva tanto di lui. Se non c’erano guai grossi in vista era impossibile finire un incontro senza essersi fatti una risata. Sì perché lui l’ironia, una simpatia naturale che non chiede sforzo se la portava sempre appresso. Riusciva a sdrammatizzare con una naturalezza completa, senza fatica.  Anche quando l’argomento era difficile, magari in una situazione complicata, la battuta era sempre in agguato.
Da ieri sera due parole hanno cambiato completamente significato nella mia vita.
La prima di queste due parole è CIAO.
Quando voleva dire che si poteva chiudere il discorso, che poi così non ci sarebbe stato più un seguito mi diceva… allora CIAO  ed io non riuscivo a trattenere una risata.
Enrico aveva la semplicità di un uomo colto, che non ha bisogno di far vedere che lo è perché lo capisci da solo.
Era un uomo di raffinata intelligenza e cultura, dai modi pacati, mai sopra le righe, ma anche saldo e determinato nelle sue posizioni. Usava le parole con scrupolo, non erano mai dette a caso.
Noi abbiamo lavorato insieme in questo ultimo anno. Una delle cose che più mi ha colpito, l’ho detto con molti di voi senza dirlo mai a lui, era come Enrico aveva aperto questo mandato.
Aveva un assessorato difficile, nel quale i problemi son sempre dietro l’angolo.  Eppure dopo due giorni sembrava che lui l’assessore lo facesse da sempre.  Quando si inizia c’è sempre la difficoltà di comprendere come muoversi. No no, lui sembrava, sia nella relazione con la gente, sia nella conoscenza degli uffici e della macchina comunale,  aver fatto l’assessore da molto tempo.
Pareva gli venisse facile mantenere una fermezza delle sue idee pur in una costante disponibilità a dialogare, e se possibile anche una discussione si chiudeva con una grande abbraccio. Come a dire va là che prima o poi la risolviamo, vieni qui che se lo facciamo insieme andiam meglio.
Era facile che le persone si innamorassero di lui.
Oggi abbiamo solo  incredulità…
La seconda è CHI.
Ancora una volta Enrico salirà quelle scale rosse con la sua valigetta in pelle e il suo fare garbato , sorridente ed elegante.  Un sacchetto di carta in mano, biscotti o la cioccolata che amava tanto.
Enrico ti guarda nel cuore quando ti parla, ti fa un giro dentro e poi ti ha capito. Ci teneva per mano tutti, era pronto per prendere per mano tutti.
“Starò sempre con chi ha un diritto in meno”. Aveva idee molto forti, decise. Eravamo in tanti quando il giorno della sua candidatura a Sindaco della nostra città ci disse a tutti…. “Io starò sempre dalla parte di chi ha un diritto in meno”. Ci siamo guardati e abbiamo pensato che ci fosse una forza in quel pensiero, in quella scelta di Enrico, che ci dava molta serenità.
Negli ultimi giorni della sua vita Enrico aveva finito di leggere un libro che gli piaceva. Lo aveva fotografato e messo sulla sua pagina di facebook. Voglio leggervi un pezzo. Scusatemi, chiedo aiuto ad un libro per sentirmelo  ancora vicino. È di Julian Barnes ed il titolo è “Il senso di una fine”:
“Viviamo nel tempo; il tempo ci forgia e ci contiene, eppure non ho mai avuto la sensazione di capirlo fino in fondo. Non mi riferisco alle varie teorie su curvature e accelerazioni né all’eventuale esistenza di dimensioni parallele in un altrove qualsiasi. No, sto parlando del tempo comune, quotidiano, quello che orologi e cronometri ci assicurano scorra regolarmente: tic tac, tic toc. Esiste al mondo una cosa più ragionevole di una lancetta dei secondi? Ma a insegnarci la malleabilità del tempo basta un piccolissimo dolore, il minimo piacere. Certe emozioni lo accelerano, altre lo rallentano; ogni tanto sembra sparire fino a che in effetti sparisce sul serio e non si ripresenta più”.
In queste ore la mia vita, la nostra vita, ha fatto un viaggio nel tempo.
Siamo ripiombati al quel maledetto 5  settembre del 2012. Gabrio. Gabrio ed Enrico. Enrico e Gabrio.
“…piccola anima smarrita e soave, compagna e ospite del corpo, ora t’appresti a scendere in luoghi incolori, ardui e spogli, ove non avrai più gli svaghi consueti. Un istante ancora, guardiamo insieme le rive familiari, le cose che certamente non vedremo mai più…  cerchiamo d’entrare nella morte a occhi aperti”.

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