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cronaca

RIMINI: Totò Riina ordinò di colpire le spiagge della Riviera | VIDEO

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Era pronto a tutto, senza remore e senza confini Totò Riina, il Capo di Cosa Nostra morto all’età di 87 anni presso il reparto detenuti dell’ospedale di Parma. Aveva posato il suo sguardo anche sulla riviera Romagnola, e in particolare sulle spiagge riminesi, ordinando ai suoi uomini di seminare il panico fino a che lo Stato non mitigava il carcere duro per i detenuti mafiosi stabilito dal 416 bis. Gli uomini del Capo dei Capi erano pronti a tutto, anche a disseminare di siringhe infette di Aids le spiagge di Rimini. Sono stati i pentiti Giovanni Brusca e Gioacchino La Barbera a raccontare ai magistrati che tra gli attentati in programma c’era anche quello di creare panico nel Riminese, ma anche di far esplodere la Torre di Pisa e gli Uffizi. L’obiettivo della campagna delle stragi era di ridurre il turismo spaventando i vacanzieri e inducendo lo Stato a “trattare” diversamente – queste le parole dei pentiti – i detenuti mafiosi rinchiusi all’Asinara e a Pianosa. Nel caso di Rimini, destinatari dei colpi sarebbero dovuti essere alcuni politici proprietari di alberghi e stabilimenti balneari, ma nei confronti di questi operava un uomo, il catanese Matteo Mazzei, che nel 2002 è stato condannato per associazione a delinquere di stampo mafiosi e concorso nel duplice omicidio di Ernesto Buffa e Agostino D’Agati, trovati senza vita e incappucciati nel portabagagli di un’Opel abbandonata in un’area di servizio Rubicone Est, il 25 ottobre del 1991.