EMILIA-ROMAGNA: Vino, no dell’Europa alla liberalizzazione delle etichette

Niente liberalizzazione, le eccellenze vitivinicole emiliano-romagnole sono salve. La Commissione europea ha fatto dietrofront sulla proposta di rendere disponibili anche agli altri Paesi dell’Unione le denominazioni di Lambrusco, Sangiovese, Albana, Trebbiano, Barbera e degli altri vini tipici della nostra regione. ''I nostri vini identificati da denominazioni non potranno essere prodotti all’estero e poi etichettati come fossero originari delle nostre zone – esulta il presidente di Coldiretti Ravenna, Massimiliano Pederzoli -. È stato scongiurato uno scippo da quasi 150 milioni di euro’.

Il comparto vitivinicolo ravennate è quello numericamente più importante in Emilia-Romagna: ha una superficie vitata di circa 16 mila ettari, la più ampia in regione, con una produzione totale pari a 3.605.590 quintali all’anno. Di questa, il 25% viene sfruttata per produrre vini a Denominazione d’origine controllata. Anche sotto il profilo delle esportazioni, il settore ha un peso notevole sull’economia regionale, visto che ogni anno vengono venduti all’estero prodotti vinicoli per un valore di 390 milioni di euro, il 35% proveniente dalla provincia di Ravenna, destinati soprattutto al mercato tedesco (49%). 

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