CALCIO: Va ad Eusebio Di Francesco il primo premio “Non è un pallone per vecchi” – VIDEO

Come una partita di calcio. 90 minuti a ritmo serrato con l’abile regia di Riccardo Romani, giornalista di SkyTG24, a dettare i ritmi e la manovra di gioco dei suoi “compagni di squadra” cioè i validi relatori – Maria Grazia Contini, docente alla facoltà di Scienze dell’educazione dell’Università di Bologna; Paolo Condò, già giornalista de La Gazzetta dello Sport e opinionista Sky; Eraldo Pecci, ex calciatore professionista, oggi scrittore e commentatore televisivo; Antonio Santamaria, avvocato e direttore generale di Master Group Sport, Eusebio Di Francesco allenatore dell’U.S. Sassuolo – abilmente radunati dai responsabili dell’associazione Ravenna FC.
Il sodalizio, nato poco più di un anno fa per affiancare e sostenere il progetto di rilancio e consolidamento del calcio ravennate intrapreso nel 2012 da Ravenna Football Club 1913 società cooperativa, ha organizzato la serata per parlare di educazione, di affermazione dei valori dello sport, di rispetto delle regole, il tutto all’interno della tavola rotonda sul tema “Adulti da cartellino giallo e rosso: quale progetto educativo per i ragazzi e lo sport?”.
L’evento si è tenuto ieri sera nella sede di Casa Matha, a Ravenna, davanti al pubblico delle grandi occasioni, alla presenza di numerosi ragazzi del settore giovanile, delle principali autorità cittadine e dei vertici della Figc regionale, Paolo Braiati, e provinciale, Claudio Bissi nonché del presidente Regionale del CONI, Umberto Suprani.
Si comincia con la lettura dell’ultimo allucinante episodio di ordinaria violenza consumatosi su un campo di periferia, per una partita di Giovanissimi provinciali, con un arbitro aggredito, e si finisce con la caccia all’autografo di Di Francesco. In mezzo l’annuncio che proprio a Ravenna, sulla spinta dell’associazione Ravenna FC e con il preziosissimo supporto degli ospiti intervenuti, che si sono tutti dichiarati entusiasti del progetto, verrà stilato nei prossimi mesi un codice etico per il calcio giovanile; una volta elaborato e condiviso, il documento sarà inoltrato alla Figc con richiesta di adozione in tutti i campionati giovanili.
A seguire, gli incisivi interventi dei relatori, ognuno dei quali, nell’ambito del proprio ambito professionale, fornisce una chiave di lettura e riflessione sul fenomeno del comportamento, non sempre adeguato al loro ruolo di educatori, delle persone adulte durante le gare dei campionati giovanili.
Per la Professoressa Maria Grazia Contini, il problema nasce dal fatto che “spesso i genitori, gli adulti, invece di prendersi cura dei ragazzi, sono presi da loro stessi, dal loro individualismo, proiettano nei figli i loro sogni, le loro ambizioni, le loro frustrazioni”.
Per Eraldo Pecci, brillantissimo quando racconta molti aneddoti della sua carriera, “sono proprio cambiati i tempi. Non so se quelli di quando giocavo erano migliori di quelli di oggi, ma certo ricordo che quando mio padre mi accompagnò la prima volta al campo per una partita, mi disse di sbrigarmi perchè non aveva idea nemmeno di quanto durasse. La sconfitta all’epoca era un modo per cercare di migliorare. Oggi se perdi sei considerato niente”.
Per Paolo Condò, l’ideale è “educare i ragazzi ad avere una competitività sana, pulita, confinata nel momento della gara, poi, come nel rugby, tutti a bere insieme, vincitori e vinti. Ma sarebbe importante che gli allenatori fossero chiari con i genitori nel dire loro la verità sulle qualità dei figli, dove potranno o non potranno arrivare, senza alimentare false speranze”.
Antonio Santamaria ha portato l’esempio del Sassuolo, isola davvero felice del calcio italiano, in cui i giovani possono crescere liberamente, spiegando come il club emiliano abbia “avviato un progetto per cui, a prescindere dalle qualità tecniche, ogni ragazzino Under 12 deve attenersi ad un decalogo comportamentale. Il giorno della partita, chi ha avuto in settimana il comportamento migliore in campo e nella vita quotidiana, gioca e quello che ha avuto più meriti fa l’allenatore. Il tecnico di quella squadra siede in tribuna accanto ai genitori”.
E poi Eusebio Di Francesco, che ha portato in sala tutto il suo spessore umano e la sua grande esperienza da ex calciatore estremamente corretto (mai un’espulsione) e da allenatore a cui è riconosciuto il merito di insegnare in campo il rispetto per gli altri e di saper valorizzare i giovani. “Non si può demonizzare la vittoria, ma è chiaro che i passaggi della vita richiedono un pareggio tra vittorie e sconfitte. Dal nostro punto di vista di adulti, la sconfitta c’è quando si verifica un abbandono precoce della pratica sportiva di un ragazzo, la vittoria si ha quando fai proseguire i ragazzi nel loro cammino affinchè, se non possono fare i calciatori, possano diventare dirigenti o bravi educatori. Il tutto, però, senza furbizia, senza doping, senza irregolarità, stando dentro le regole. Ma per me la vittoria è anche vedere un ragazzo che a giugno fa un palleggio, a dicembre ne sa fare tre e il giugno dopo ne sa fare venti. Tutti sanno che io devo molto a Zeman in termini di cultura sportiva e di lavoro; lui ha sempre parlato di etica, di valori, di sport, contro il doping: questo è essere vincenti”.
Poi il tecnico del Sassuolo, citando il libro di Glerean, “L’isola che non c’è”, spiega meglio perchè oggi il club modenese è un’isola felice del calcio. “C’è voglia, passione, ed entusiasmo di far crescere i ragazzi del vivaio, migliorandoli, accompagnandoli nel loro percorso calcistico ed umano. Quando poi parlo con ragazzi che hanno studiato e hanno cultura, vedo che apprendono più facilmente, hanno più spessore, e maturano competenze e capacità di lavorare con i giovani. Non è un difetto essere bravi; ben vengano ragazzi e giocatori che hanno questo tipo di atteggiamento”.
A fine serata, l’Associazione Ravenna FC ha assegnato ad Eusebio  Di Francesco il 1° premio “Non è un pallone per vecchi”, destinato al personaggio maggiormente in grado di valorizzare i giovani, trasmettere loro equilibrio e passione, difendendone le aspirazioni e dando loro modo di esprimersi al meglio in campo e fuori.
Questa la motivazione: “Allenatore che trasmette equilibrio, passione, attenzione per i giovani e che si sottrae agli isterismi che spesso rappresentano un pessimo esempio proprio per le generazioni in crescita. Uomo di sport che rappresenta un modello sia come tecnico alla ricerca del bel gioco, sia nell’incarnare valori nei quali chiunque si avvicina al calcio, da tifoso o praticante, può specchiarsi con orgoglio”.

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