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CERVIA: Cadavere sulla spiaggia, si ipotizza un'overdose | FOTO Cronaca

CERVIA: Cadavere sulla spiaggia, si ipotizza un'overdose | FOTO

Il corpo senza vita di un 30enne è stato trovato giovedì mattina sulla spiaggia di Cervia. Alcune persone che stavano passeggiando lungo la spiaggia hanno visto il corpo riverso sulla sabbia e hanno subito avvisato il 118. Il personale medico, intervenuto con automedicalizzata ed ambulanza, ha soltanto potuto constatare il decesso dell'uomo. Tra le ipotesi più accreditate per le cause della morte ci sarebbe l'abuso di stupefacenti in quanto la vittima era nota alle Forze dell'ordine per precedenti legati al mondo della droga e di fianco al cadavere sarebbe stato trovato uno zainetto contenente metadone. Per le indagini sono arrivati sul posto carabinieri e Capitaneria di Porto. Sul corpo non sarebbero stati individuati segni di violenza.     


RIMINI: Caso Piscaglia, confermati 25 anni in Cassazione per padre Gratien | VIDEO Cronaca

RIMINI: Caso Piscaglia, confermati 25 anni in Cassazione per padre Gratien | VIDEO

È stato lui ad ucciderla. Il corpo di Guerrina Piscaglia, abitante della piccola frazione di Ca’ Raffaello, dal 2014 non è mai stato trovato. Il giallo che per anni ha tormentato l’Alta Valmarecchia ha ora il suo responsabile. Mercoledì sera i giudici della Cassazione hanno confermato la condanna inflitta in secondo grado a padre Gratien: 25 anni di carcere. Un iter processuale lungo e tormentato in cui si sono fatte largo più ipotesi. Scartate una dopo l’altra è rimasta in piedi solo quella che individua nel religioso, un tempo amico della famiglia di Guerrina, la causa del grande dolore che attanaglia il marito e i figli della vittima. Padre Gratien si è sempre professato innocente. “Dio sa che non l’ho uccisa”, sono le sue parole. I difensori parlano di ingiustizia e sono pronti a ricorrere presso la Corte Europea dei Diritti dell’uomo. Ma in base alla ricostruzione fatta dai magistrati solo Gratien può essere il responsabile del perdurante silenzio di Guerrina. Quegli infiniti scambi di messaggi sul cellulare terminati di colpo il primo maggio 2014. Da quel giorno della donna non si è avuto più notizia. Impensabile l’allontanamento volontario. Il frate l’ha uccisa. Il marito di Guerrina ha espresso soddisfazione per la sentenza, ma allo stesso tempo angoscia per non avere più accanto la propria moglie.



BOLOGNA: Ennesimo assalto esplosivo a filiale Emilbanca Cronaca

BOLOGNA: Ennesimo assalto esplosivo a filiale Emilbanca

Ancora un assalto a uno sportello automatico di una filiale di Emilbanca. Questa volta l'attacco è avvenuto a San Marino a Bentivoglio nel Bolognese. Cinque giorni fa, un altro bancomat dello stesso istituto bancario era stato attaccato a Funo di Argelato. Per l'ultimo assalto, avvenuto alle 4 di giovedì mattina, le modalità usate dai ladri sono state le medesime. I malviventi hanno portato via il bottino dopo aver fatto esplodere un apprato della filiale di via Saletto utilizzando la “tecnica della marmotta”. I carabinieri e la Scientifica stanno svolgendo le prime indagini, mentre i Vigili del Fuoco hanno eseguito dei rilievi sullo stabile. Non è stato ancora quantificato l’ammontare del colpo messo a segno dai malviventi.


RAVENNA: Crack Marinara, chiesti cinque anni di pena per Caravita e Odessa | VIDEO Cronaca

RAVENNA: Crack Marinara, chiesti cinque anni di pena per Caravita e Odessa | VIDEO

Cinque anni di pena per bancarotta fraudolenta. Li ha chiesti il Pm Lucrezia Ciriello per il 71enne Pier Bruno Caravita e per la moglie 54enne Patrizia Odessa, presidente e procuratore speciale di Marinagest e Sogemar, le due società che avevano avuto in gestione da Seaser, titolare della concessione demaniale, il porto turistico di Marinara, a Marina di Ravenna. Nel 2012 entrambe erano fallite a pochissima distanza di tempo l’una dall’altra, facendo aprire un’inchiesta della Procura, poi arrivata al rinvio a giudizio. Secondo l’accusa, Caravita e Odessa avevano agito allo scopo di dirottare fondi da Marinagest e Sogemar ad altre società del gruppo, con un piano del valore di 2 milioni 800mila euro che avrebbe danneggiato anche i creditori. La difesa, dal canto suo, ha chiesto la piena assoluzione dei due imputati, mettendo in evidenza come la causa del fallimento sia da ricercare nella revoca, da parte di Seaser, del contratto di gestione di Marinara e come Caravita abbia sempre spiegato le logiche imprenditoriali delle proprie operazioni. Fino al 2011 Marinagest si era occupata dei servizi a mare, tra cui i posti barca, e Sogemar di quelli a terra, tra cui appartamenti, negozi, uffici. La sentenza è attesa per l’inizio di aprile.


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