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BOLOGNA: Italicus, la strage del '74 è ancora senza colpevoli | VIDEO

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Treno Italicus, 4 agosto 1974: la strage che non ha colpevoli. Una bomba sul treno diretto a Monaco di Baviera, uccise quarantasei anni fa nella galleria di San Benedetto Val di Sambro 12 viaggiatori e ne ferì 48. I processi hanno individuato la matrice fascista, ma non gli autori materiali.

 

Sono passati 46 anni dalla strage dell’Italicus, dalla bomba scoppiata sul treno notturno delle vacanze in piena stragetia della tensione. Una strage dimenticata, una delle tante che hanno insanguinato il nostro Paese: a distanza di 46 anni appunto, non si conoscono i nomi né dei mandanti, né degli esecutori, protetti da una cortina di fumo alzata dai servizi segreti deviati. Nella notte tra il 3 e il 4 agosto 1974, alle ore 1:23, una bomba ad alto potenziale esplose nella quinta vettura del treno espresso 1486 ("Italicus"), proveniente da Roma e diretto a Monaco di Baviera via Brennero.

L'ordigno era composto da una miscela esplosiva, probabilmente amatolo, e da una miscela incendiaria, quasi certamente la termite(di cui furono rinvenute tracce). La bomba era stata collocata in una valigetta occultata sotto un sedile della quinta carrozza, rivolto contro il senso di marcia. L'esplosivo era collegato a una sveglia di una marca tedesca, Peter, molto comune all'epoca, ritrovata nel corso delle prime perlustrazioni dove era avvenuta l'esplosione.

La temporizzazione del timer avrebbe dovuto fare esplodere l'ordigno mentre il treno attraversava la Grande galleria dell'Appennino, nei pressi di San Benedetto Val di Sambro. Tuttavia, durante la corsa tra Firenze e Bologna, il treno recuperò tre dei minuti di ritardo accumulati nelle tratte precedenti. La bomba esplose lo stesso all'interno della galleria, ma in un tratto a soli 50 metri dall'uscita.

Nell'attentato morirono 12 persone (alcune per l'esplosione, altre arse vive dall'incendio) e altre 48 rimasero ferite.

La strage avrebbe avuto conseguenze più gravi, si ipotizza anche nell'ordine di centinaia di morti, se l'ordigno fosse esploso all'interno della Grande Galleria dell'Appennino, come sarebbe avvenuto dieci anni dopo nella Strage del Rapido 904.

Nella tragedia, spicca l'eroismo di un ferroviere conduttore delle Ferrovie dello Stato, Silver Sirotti, poi insignito di Medaglia d'oro al valor civile alla memoria. Sirotti, munito di estintore, si slanciò tra le fiamme per soccorrere i viaggiatori intrappolati nel treno e in questo tentativo perse la vita.

Il 5 agosto 1974 viene rinvenuto in una cabina telefonica a Bologna un volantino di rivendicazione dell'attentato a firma Ordine Nero, ma i colpevoli della strage non sono mai stati individuati dalla Giustizia.