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RAVENNA: Amianto al petrolchimico, 'Impossibile addebitare morti a imputati" | VIDEO

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È certo che le morti da mesotelioma di lavoratori  del petrolchimico di Ravenna sono legate "all'esposizione da amianto durante l'attività lavorativa". È quanto la Corte d'Appello di Bologna ha scritto nelle motivazioni, appena depositate, della sentenza con cui il 25 maggio scorso, pur confermando le assoluzioni per morti da amianto al polo chimico uscite dal Tribunale di Ravenna a fine 2016, ne ha cambiato la formula ritenendo "che il fatto contestato sussiste". E giustificando l'assoluzione – come riportato dal Resto del Carlino - con l'impossibilità di stabilire, a causa del meccanismo di carcinogenesi, che "la malattia letale possa addebitarsi con assoluta certezza ai singoli imputati", ovvero a dirigenti e responsabili di settore via via succedutisi nel tempo.

Per quanto riguarda l'unica condanna inflitta - per le lesioni colpose da asbestosi di un lavoratore andato in pensione nel 1994 - la Corte ha precisato che già "l'amplissima istruttoria di primo grado, ha dimostrato come i lavoratori del petrolchimico ravennate, siano stati permanentemente esposti ad amianto in modo tale da provocare abestosi". Su questa malattia, i giudici hanno sottolineato come le conoscenze circa la sua pericolosità risalgano agli anni '40.

L'indagine, partita nel 2009, abbraccia un arco temporale che va dagli anni' 60 al 2012 coinvolgendo 28 isole produttive e un numero di imputati sceso a 14 in appello dopo vari decessi. Le parti offese, ammontavano inizialmente a 78 tra operai ammalati o familiari di defunti. Nella lista, anche la moglie di un lavoratore morta, per l'accusa, perché lavava le tute da lavoro del marito.