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RIMINI: Inaugura mostra fotografica dell'ultimo viaggio di Marco Pesaresi | VIDEO


Inaugura il 7 settembre al Palazzo Gambalunga di Rimini la mostra “Il tempo in un viaggio” del fotografo riminese scomparso, Marco Pesaresi. Negli scatti presentati, la sua traversata della Russia. La mostra sarà aperta fino al 13 ottobre.

Marco Pesaresi è scomparso a 37 anni nel dicembre del 2001 nella sua Rimini. Pochi mesi prima la sua macchina fotografica, con cui aveva realizzato reportage per testate internazionali in giro per il mondo, aveva ritratto scorci di vita lungo la Transiberiana. Oggi la madre ne cura i 55.000 documenti ereditati e depositato presso un archivio di Savignano sul Rubicone per la loro valorizzazione.

Marco - spiegano i curatori della mostra - aveva un talento unico che lo faceva essere presente sempre nella carne viva della società, ovunque si trovasse. Sentiva il peso, forse eccessivo, di queste sue esperienze, ma questo era il compito che sentiva e che si era dato. La sua “Transiberiana”, in mostra alla Galleria dell’Immagine, completa la grande trilogia con cui Rimini incontra e riconosce il valore dell’opera fotografica di Marco Pesaresi, dopo “Underground” e “Rimini”, forse il suo lavoro più intimo ed essenziale, dedicato alla sua città. Il tempo di un viaggio è un campionamento esemplare del tipico lavoro che Marco Pesaresi sapeva fare sulle persone nel loro entourage sociale: ispirato, coinvolgente empatico. Di un’umanità partecipata e vissuta in prima persona fino al limite estremo della sofferenza fisica.

“In queste fotografie – scrive Davide Monteleone - riconosco la Russia che ho incontrato oltre un decennio fa e riconosco Marco che ho incrociato pochi mesi dopo la sua avventura russa, poco prima che partisse per il suo ultimo viaggio. Palpita in queste immagini il desiderio di contatto e di relazione, nonostante le difficoltà di comunicazione. Quasi ogni immagine è il frutto di un incontro, il tentativo di dialogo e di comprensione individuale e condivisa. Vi è complicità, seppure questa scaturisca anche solo per pochi secondi. Marco non si nasconde, non ruba le foto. I suoi passi, i suoi movimenti non sono silenziosi – lo sono forse i suoi pensieri e il suo desiderio di capire – ma si può quasi immaginare il suo sorriso fragoroso quando immortala la ragazza che mostra il seno e lo scatto repentino per catturare la ragazza bionda che vende lampadari sulla banchina del treno. In queste immagini si ritrovano molte delle cose che si amano della fotografia di Marco e si dovrebbero ricercare in tutta la fotografia. Queste immagini sono incontri prima di essere racconti, sono splendidi esempi della fotografia sincera e onesta che non ha la presunzione di spiegare ma vuole bensì prima capire”.