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RIMINI: Studio all'Infermi, il ‘casco’ riduce del 40% ventilazione invasiva | VIDEO


Il ricorso al caso respiratorio per i pazienti Covid ridurrebbe del 40% il ricorso a tecniche di ventilazione più invasiva. È il risultato di uno studio nazionale che ha riguardato anche l’ospedale Infermi di Rimini.

 

I pazienti con grave insufficienza respiratoria ricoverati per Covid-19 all’ospedale Infermi di Rimini hanno potuto contare anche su uno speciale dispositivo di supporto, il cosiddetto casco, che è stato oggetto di uno studio che ha coinvolto anche la struttura riminese.

“Nel paziente con insufficienza respiratoria acuta e polmonite da Covid-19 c’è una prima linea di trattamento che consiste in supporti non invasivi, che possono essere o cannule nasali che forniscono ossigeno ad alto flusso, oppure il cosiddetto casco che applica una pressione positiva che è in grado di riaprire i polmoni in maniera un po’ più importante”, spiega la dottoressa Maddalena Bitondo, rianimatrice dell’Infermi, anche lei ha firmato lo studio. “Abbiamo partecipato ad uno studio promosso dal Policlinico Gemelli di Roma a cui hanno collaborato anche altri poli universitari”. E a quale conclusioni siete giunti? “La conclusione dello studio – spiega Bitondo - è che applicando una ventilazione non invasiva attraverso il casco si riesce a diminuire la percentuale di pazienti che necessitano di intubazione, ovvero di ventilazioni invasive e di ricovero in terapia intensiva”. In particolare la riduzione emersa dalla sperimentazione su un centinaio di pazienti è del 40%.

“Questo è un tipo di terapia che l’Italia forse tra i primi al mondo ha utilizzato, anche al di fuori della pandemia da Covid. Per cui è una cosa che ci rende molto orgogliosi come italiani”, sottolinea la dottoressa.