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MIRCO PAGANELLI


RIMINI: Stupri, uno dei minori respinge accusa di molestia a coppia di Legnano | VIDEO Cronaca

RIMINI: Stupri, uno dei minori respinge accusa di molestia a coppia di Legnano | VIDEO

Oltre alle aggressioni e agli stupri di Miramare del 26 agosto scorso, sono accusati anche della rapina nei confronti di una coppia di Legnano e delle molestie sessuali di gruppo nei confronti della ragazza. Ma il maggiore dei due fratelli minorenni finiti in manette insieme a Guerlin Butungu e a un altro minore, respinge l’accusa di molestie. “Il mio assistito ha ammesso la rapina, ma afferma che da parte sua non c’è stata violenza sessuale”, ha specificato il legale del giovane, attualmente in carcere a Torino. La definizione di questo aspetto è fondamentale in vista del processo che per i tre minorenni avrà luogo presso il Tribunale dei minori di Bologna. Verosimilmente con giudizio immediato. Butungu per ora è stato condannato a 16 anni in primo grado. La notte del 12 agosto scorso, i quattro giovani sarebbero dovuti andare in discoteca ma, imbattendosi nella coppia lombarda in una strada buia di Miramare, avrebbero deciso di rapinarli. Secondo il racconto del giovane, Butungu, con una bottiglia, avrebbe intimato gli altri di immobilizzare il ragazzo mentre lui si sarebbe occupato della ragazza. In quel momento sarebbe avvenuto il palpeggiamento da parte del 20enne. La spartizione del bottino avrebbe fruttato 50 euro a testa. Dal carcere il minore afferma di essere pentito: “Vorrei chiedere scusa alle vittime”, ha detto.


RICCIONE: Ha visto morte fratello su Facebook, denunciato l'autore del video | VIDEO Cronaca

RICCIONE: Ha visto morte fratello su Facebook, denunciato l'autore del video | VIDEO

Immagini terribili. Un giovane strappato alla vita dopo un incidente in motorino, a pochi metri da casa. Gli istanti della sua agonia finiti in diretta su Facebook. Oggi Stefano, il fratello della vittima, Simone Ugolini, fa sapere di essere incappato in quel video. “Sono rimasto traumatizzato da quella assurda diretta, non c’è stato alcun rispetto per mio fratello”. E così ha presentato denuncia contro l’autore dei tre video, il riccionese Andrea Speziali, il quale si è scusato già dal giorno dopo la pubblicazione. Ma sul web è stato travolto da critiche e insulti. La procura aveva già aperto un’inchiesta, iscrivendo l’improvvisato video-maker nel registro degli indagati per pubblicazione di immagini raccapriccianti. Il difensore ribadisce che il suo assistito si dice “molto pentito” e che continua a chiedere scusa alla famiglia di Ugolini. Speziali si è chiuso nel silenzio. Ma l’indignazione del fratello minore di Simone non si placa. “La sua famiglia ha subìto una forte violenza”, afferma il suo legale. Stefano si è trovato a dover gestire da solo le ore dopo il decesso del fratello, perché i genitori erano in vacanza in Finlandia. Un trauma al quale si è aggiunta quella maledetta diretta, ora denunciata.


RIMINI: "Non mi hanno rapita, volevano la loro mamma", parla l'imprenditrice del Varesotto Cronaca

RIMINI: "Non mi hanno rapita, volevano la loro mamma", parla l'imprenditrice del Varesotto

“Volevamo solo rivedere nostra madre, non rapirla”. Si difende così il maggiore dei due fratelli finiti in manette per il sequestro di persona che avrebbe avuto luogo sabato scorso, sul lungomare di Rimini. Ad esser stata portata via dalla hall di un albergo, una imprenditrice varesotta di 45 anni. La madre, appunto. E a difendere i giovani vi è la donna stessa. Al Carlino ha detto, “Chiederò clemenza per loro al giudice, perché non volevano commettere un reato, ma solo stare con la propria mamma”. La donna mancava da casa da un anno e mezzo, periodo in cui ha cercato di ottenere la separazione giudiziale dal marito. Con l’attuale fidanzato, un kenyota di 34 anni, aveva deciso di venire in vacanza in Riviera, ma l’albergatore a cui la coppia non aveva saldato per intero il conto è riuscito a risalire al numero della ditta di famiglia. I due figli di 23 e 16 anni, venuti a conoscenza della posizione della madre, che non vedevano da mesi, si sono fiondati a Rimini accompagnati da un dipendente 49enne dell’azienda di famiglia. I due maggiorenni sono tornati in libertà con il divieto di avvicinarsi alla donna e l’obbligo di dimora nel comune di residenza. Per il fratello minorenne si attende l’interrogatorio presso il Tribunale dei minori di Bologna. “Volevo riportare a casa mia madre, ero preoccupato per lei perché da tempo spendeva soldi in compagnia di extracomunitari”, così avrebbe detto il 23enne. La 45enne, che secondo l’Ansa pare soffrire di dipendenze da alcol e droga, insiste: “Non sono ragazzi cattivi, non hanno usato la testa”.


RIMINI: Chiusi in tre anni 600 negozi, “Basta centri commerciali” | VIDEO Economia

RIMINI: Chiusi in tre anni 600 negozi, “Basta centri commerciali” | VIDEO

“Sempre più centri commerciali, sempre meno piccoli negozi in città”. È questa in estrema sintesi l’analisi di Federmoda e Confcommercio Rimini riguardo ai drammatici dati presentati sul commercio della provincia. In tre anni 600 negozi hanno chiuso. 2.600 i posti di lavoro persi per le saracinesche abbassate. Chi ha passeggiato per il centro storico di Rimini negli ultimi anni ha notato un frequente turnover. Attività lampo che hanno aperto e chiuso nel giro di pochi mesi. Quell’affitto troppo caro da sostenere quando le buste della spesa che girano per il Corso sono sempre più magre. Tranne che nei grandi magazzini. “Nel triangolo tra Savignano, Pesaro e San Marino sono almeno dieci i centri commerciali fioccati”, sottolinea il presidente di Federmoda Gianmaria Zanzini, che aggiunge: “come risultato abbiamo ottenuto più cemento, più traffico e la desertificazione dei centri storici e dei piccoli paesi”. Secondo i dati riportati dalle associazioni di categoria, un posto di lavoro creato negli iper comporta la perdita di 4 o 5 posti di lavoro nei piccoli negozi. Ma il dito viene puntato anche alla merce contraffatta, una piaga tipicamente riminese, che ha origine nella criminalità organizzata. “Opinione pubblica e amministrazioni comunali devono interessarsi di più a questi temi”, sollecita Federmoda.



RIMINI: Sequestrano imprenditrice, suo compagno si aggrappa all’auto in corsa | VIDEO Cronaca

RIMINI: Sequestrano imprenditrice, suo compagno si aggrappa all’auto in corsa | VIDEO

Una scena da film d’azione quella che si è presentata di fronte agli occhi dei carabinieri nel pomeriggio di sabato sul lungomare tra Rimini e Riccione. Una macchina che sfreccia a tutta velocità con una donna dentro che urla “Liberatemi”. Un uomo aggrappato con una mano al mezzo in corsa e che con l’altra chiama il 112. I primi militari accorsi sul posto che richiedono i rinforzi e le gazzelle sopraggiunte che riescono a bloccare la folle corsa della Mazda e ad arrestare, per sequestro di persona, tre soggetti. Due di essi risultano essere proprio i figli della donna sequestrata. Gli inquirenti stanno ricostruendo il quadro di quella che sembra essere una famiglia con conflitti economici al suo interno. Originari della Sicilia e residenti nel varesotto, attorno a loro gravitano una serie di aziende di cui sarebbe venuta in possesso la donna sequestrata dopo la separazione del marito, prima appartenute a lui. Entrambi pregiudicati. Lei, 42enne, era in vacanza a Miramare con il fidanzato kenyota di 34 anni. I due si sono presto fatti notare per il mancato pagamento della camera. I titolari dell’hotel sono riusciti a risalire al numero dell’azienda di famiglia a cui hanno risposto i figli che, una volta identificata la posizione della madre, si sono precipitati a Rimini con un dipendente dell’azienda di famiglia. Un sequestro lampo avvenuto nella hall dell’albergo, durato 45 minuti. Quattro chilometri di inseguimento in cui il kenyota ha rischiato la vita per la propria amata. 


RIMINI: Osservatorio vittime dopo sentenza Butungu, “Troppo pochi 16 anni” | VIDEO Cronaca

RIMINI: Osservatorio vittime dopo sentenza Butungu, “Troppo pochi 16 anni” | VIDEO

“In Italia un anno di carcere si riduce in media a 9 mesi. Troppo pochi i 16 anni inflitti a Butungu”. Secche le parole dell’Osservatorio nazionale per il sostegno delle vittime dopo la sentenza di venerdì scorso che vede il 20enne congolese condannato, in primo grado, per le violenze e gli stupri di Miramare del 26 agosto scorso. Nel processo, Guerlin Butungu era accusato di 10 capi di imputazione, tra cui anche la rapina ad altre coppie di turisti, oltre a quella polacca e alla donna peruviana. Resta da conoscere i dettagli della sentenza, nelle prossime settimane, per capire quali e in che modo sono stati presi in considerazione dal collegio giudicante. Per gli stessi fatti sono stati arrestati altri tre minorenni, ancora in carcere e in attesa di processo. “Se Butungu si comporterà bene, tra massimo dieci anni sarà fuori prigione. Bisogna cambiare la legge”, tuona la presidente dell’Osservatorio, Elisabetta Aldrovandi, secondo la quale la pena inflitta al congolese non è sufficientemente severa. Si pensi che l’accusa aveva persino chiesto meno anni e che gli avvocati difensori del giovane sono convinti di riuscire ad ottenere degli sconti nei prossimi gradi di giudizio. Dito puntato contro il rito abbreviato, utilizzato in questo processo e attualmente un diritto per la difesa in particolari circostanze, il quale consente uno sconto di pena fino ad un terzo in caso di condanna.