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REDAZIONE


ROMA: Covid, firmato il nuovo dpcm valido fino al 6 aprile Attualità

ROMA: Covid, firmato il nuovo dpcm valido fino al 6 aprile

Il presidente del Consiglio Mario Draghi ha firmato oggi il nuovo dpcm che detta le misure di contrasto alla pandemia e di prevenzione del contagio da COVID-19. Il decreto sarà in vigore dal 6 marzo al 6 aprile 2021 e conferma, fino al 27 marzo, il divieto già in vigore di spostarsi tra regioni o province autonome diverse, con l’eccezione degli spostamenti dovuti a motivi di lavoro, salute o necessità. Di seguito una sintesi delle principali novità e delle misure confermate. ZONE BIANCHE Nelle zone bianche, si prevede la cessazione delle misure restrittive previste per la zona gialla, pur continuando ad applicarsi le misure anti-contagio generali (come, per esempio, l’obbligo di indossare la mascherina e quello di mantenere le distanze interpersonali) e i protocolli di settore. Restano sospesi gli eventi che comportano assembramenti (fiere, congressi, discoteche e pubblico negli stadi). Si istituisce un “tavolo permanente” presso il Ministero della salute, con i rappresentanti delle regioni interessate, del Comitato tecnico-scientifico e dell’Istituto superiore di sanità, per monitorare gli effetti dell’allentamento delle misure e verificare la necessità di adottarne eventualmente ulteriori. SCUOLA Zone rosse – Dal 6 marzo, si prevede nelle zone rosse la sospensione dell’attività in presenza delle scuole di ogni ordine e grado, comprese le scuole dell’infanzia ed elementari. Resta garantita la possibilità di svolgere attività in presenza per gli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali. Zone arancioni e gialle – I Presidenti delle regioni potranno disporre la sospensione dell’attività scolastica: 1. nelle aree in cui abbiano adottato misure più stringenti per via della gravità delle varianti; 2. nelle zone in cui vi siano più di 250 contagi ogni 100mila abitanti nell’arco di 7 giorni; 3. nel caso di una eccezionale situazione di peggioramento del quadro epidemiologico. MUSEI, TEATRI, CINEMA E IMPIANTI SPORTIVI Nelle zone gialle si conferma la possibilità per i musei di aprire nei giorni infrasettimanali, garantendo un afflusso controllato. Dal 27 marzo, sempre nelle zone gialle, è prevista l’apertura anche il sabato e nei giorni festivi. Dal 27 marzo, nelle zone gialle si prevede la possibilità di riaprire teatri e cinema, con posti a sedere preassegnati, nel rispetto delle norme di distanziamento. La capienza non potrà superare il 25% di quella massima, fino a 400 spettatori all’aperto e 200 al chiuso per ogni sala. Restano chiusi palestre, piscine e impianti sciistici. ATTIVITÀ COMMERCIALI In tutte le zone è stato eliminato il divieto di asporto dopo le ore 18 per gli esercizi di commercio al dettaglio di bevande da non consumarsi sul posto. SERVIZI ALLA PERSONA Nelle zone rosse, saranno chiusi i servizi alla persona come parrucchieri, barbieri e centri estetici. SPOSTAMENTI DA E PER L’ESTERO Si amplia il novero dei Paesi interessati della sperimentazione dei voli cosiddetti “COVID tested”. A chi è stato in Brasile nei 14 giorni precedenti è consentito l’ingresso in Italia anche per raggiungere domicilio, abitazione o residenza dei figli minori. TAVOLO DI CONFRONTO CON LE REGIONI È istituito un tavolo di confronto presso il Ministero della salute, con componenti in rappresentanza dell’Istituto superiore di sanità, delle regioni e delle province autonome, del Ministro per gli affari regionali e le autonomie e del Comitato tecnico-scientifico, con il compito di procedere all’eventuale revisione o aggiornamento dei parametri per la valutazione del rischio epidemiologico, in considerazione anche delle nuove varianti.  


EMILIA-ROMAGNA: Covid, 2.040 nuovi contagi e 44 decessi Attualità

EMILIA-ROMAGNA: Covid, 2.040 nuovi contagi e 44 decessi

Dall’inizio dell’epidemia da Coronavirus, in Emilia-Romagna si sono registrati 265.214 casi di positività, 2.040 in più rispetto a ieri, su un totale di 40.171 tamponi eseguiti nelle ultime 24 ore. La percentuale dei nuovi positivi sul numero di tamponi fatti è del 5%. Continua intanto la campagna vaccinale anti-Covid, che in questa prima fase riguarda il personale della sanità e delle Cra, compresi i degenti delle residenze per anziani, gli ultraottantenni in assistenza domiciliare e i loro coniugi, se di 80 o più anni, e le persone dagli 85 anni in su. Da ieri, 1° marzo, sono iniziate le prenotazioni anche per gli anziani con età compresa tra 80 e 84 anni. Il conteggio progressivo delle somministrazioni effettuate si può seguire in tempo reale sul portale della Regione Emilia-Romagna dedicato all’argomento: https://salute.regione.emilia-romagna.it/vaccino-anti-covid, che indica anche quante sono le seconde dosi somministrate. Alle ore 14 di oggi sono state somministrate complessivamente 402.599 dosi; sul totale, 140.910 sono seconde dosi, e cioè le persone che hanno completato il ciclo vaccinale. Per quanto riguarda il personale scolastico, docente e no, ad oggi sono state somministrate dai medici di base 4.830 dosi AstraZeneca, per una campagna che si avvia ad andare a regime. Prosegue l’attività di controllo e prevenzione: dei nuovi contagiati, 834 sono asintomatici, individuati nell’ambito delle attività di contact tracing e screening regionali. Complessivamente, tra i nuovi positivi 554 erano già in isolamento al momento dell’esecuzione del tampone, 625 sono stati individuati all’interno di focolai già noti. L’età media dei nuovi positivi di oggi è 42,4 anni. Sugli 834 asintomatici, 361 sono stati individuati grazie all’attività di contact tracing, 39 attraverso i test per le categorie a rischio introdotti dalla Regione, 26 con gli screening sierologici, 6 tramite i test pre-ricovero. Per 402 casi è ancora in corso l’indagine epidemiologica. La situazione dei contagi nelle province vede Bologna con 791 nuovi casi e Modena (310); poi Reggio Emilia (163), Rimini (136), Cesena (124), Imola (101), Ravenna (98), Ferrara (87) e Forlì (87). Seguono Parma (74) e Piacenza (69). Questi i dati - accertati alle ore 12 di oggi sulla base delle richieste istituzionali - relativi all’andamento dell’epidemia in regione. Nelle ultime 24 ore sono stati effettuati 21.921 tamponi molecolari, per un totale di 3.434.170. A questi si aggiungono anche 754 test sierologici e 19.050 tamponi rapidi. Per quanto riguarda le persone complessivamente guarite, sono 407 in più rispetto a ieri e raggiungono quota 208.757. I casi attivi, cioè i malati effettivi, a oggi sono 45.847 (+1.589 rispetto a ieri). Di questi, le persone in isolamento a casa, ovvero quelle con sintomi lievi che non richiedono cure ospedaliere o risultano prive di sintomi, sono complessivamente 43.132 (+1.483), il 94,1% del totale dei casi attivi. Purtroppo, si registrano 44 nuovi decessi: 2 a Piacenza (un uomo di 89 e una donna di 94 anni) anni); 4 nella provincia di Parma (tre uomini di 82, 79 e 69 anni e una donna di 92 anni); 2 nella provincia di Reggio Emilia (due uomini di 81 e 77 anni); 6 nella provincia di Modena (due uomini di 89 e 78 anni e quattro donne, rispettivamente di 95, 88, 83 e 60 anni); 19 in provincia di Bologna (undici uomini di cui tre di 89 anni, 2 di 87, uno di 86, 85, 81, 80, 69 e 67 anni e otto donne di 96, 92, 91, 88, 83, 80, 71 e 67 anni); 3 nel ferrarese (tre uomini, rispettivamente di 84, 81 e 74 anni) e 3 nel ravennate (tre donne di 96, 94 e 81 anni). Poi 1 in provincia di Forlì-Cesena (un uomo di 71 anni) e, infine, 4 nel riminese (un uomo di 97 anni e tre donne di 90,84 e 83 anni).    In totale, dall’inizio dell’epidemia i decessi in regione sono stati 10.610. I pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 239 (+3 rispetto a ieri), 2.476 quelli negli altri reparti Covid (+103). Sul territorio, i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono così distribuiti:10 a Piacenza (+1 rispetto a ieri), 12.a Parma (-1), 18 a Reggio Emilia (invariato), 51 a Modena (invariato), 67 a Bologna (+3), 20 a Imola (invariato), 24 a Ferrara (invariato), 10 a Ravenna (invariato), 4 a Forlì (invariato), 6 a Cesena (invariato) e 17 a Rimini (invariato). Questi i casi di positività sul territorio dall’inizio dell’epidemia, che si riferiscono non alla provincia di residenza, ma a quella in cui è stata fatta la diagnosi: 20.114 a Piacenza (+69 rispetto a ieri, di cui 38 sintomatici), 18.126 a Parma (+74, di cui 37 sintomatici), 33.671 a Reggio Emilia (+163, di cui 102 sintomatici), 46.335 a Modena (+310, di cui 207 sintomatici), 54.678 a Bologna (+791, di cui 674 sintomatici), 9.426 casi a Imola (+101, di cui 87 sintomatici), 15.277 a Ferrara (+87, di cui 79 sintomatici), 20.118 a Ravenna (+98, di cui 36 sintomatici), 10.048 a Forlì (+87, di cui 19 sintomatici), 12.286 a Cesena (+124, di cui 87 sintomatici) e 25.136 a Rimini (+136, di cui 37 sintomatici).


EMILIA-ROMAGNA: Boom di contagi a scuola, +70% a febbraio Attualità

EMILIA-ROMAGNA: Boom di contagi a scuola, +70% a febbraio

Mai così tanti casi di coronavirus nelle scuole di ogni ordine e grado dell'Emilia-Romagna come nel mese di febbraio: dagli asili nido alle superiori sono stati in totale 6.080 tra bambini, ragazzi, insegnanti e personale gli emiliano-romagnoli ad aver contratto il Sars-Cov2. Lo comunica la Regione. Un aumento del 70% rispetto alle quattro settimane piene di gennaio. Nelle ultime due settimane - dal 15 al 21 e dal 22 al 28 febbraio - c'è un'incidenza superiore ai 350 casi ogni 100mila persone per tutte le fasce d'età dai 6 ai 18 anni, mentre tra i bambini fino ai 5 anni l'incidenza è vicina ai 250 casi.   ECCO I NUMERI I dati sono stati presentati dall'assessore regionale alla Salute Raffaele Donini, in presenza della collega con delega alla Scuola, Paola Salomoni, durante una informativa alle commissioni Politiche per la salute e politiche sociali e Cultura, scuola, formazione, lavoro riunite in seduta congiunta. Nelle quattro settimane piene di gennaio i casi di coronavirus nel mondo della scuola (studenti ma anche insegnanti e altro personale) erano stati in totale 3.614, e che equivale, in 28 giorni, a quasi un terzo dei casi dalla riapertura delle scuole a settembre. Negli ultimi sei mesi complessivamente risultano 18.197 positivi in età scolastica e 3.043 contagi tra insegnanti e personale. Rispetto al totale dei positivi in età scolastica dal 14 settembre, data del primo giorno di apertura degli istituti, la diffusione maggiore si registra nelle scuole primarie (5.682 casi) e in quelle superiori di II grado (5.456 contagi), a seguire le secondarie di I grado (4.441 positivi), i servizi educativi 0-3 anni (1.919 casi) e infine le scuole per l'infanzia (699 contagi). Tra gli insegnanti il luogo dove ci sono stati più contagi sono le scuole elementari (975 casi), a seguire le superiori (654 positivi), poi gli asili nido (623 contagi), le medie (485 casi) e le materne (306 positivi). Cifre che si fanno ancora più significative se si prende in esame il periodo dal 14 al 28 febbraio: 3.233 casi tra gli studenti (suddivisi tra 1.008 nelle primarie, 939 nelle secondarie di II grado, 723 nelle secondarie di I grado, 389 nei servizi 0-3 e 174 nelle scuole dell'infanzia) e 483 tra gli insegnanti (di cui 155 nelle primarie di I grado, 104 nei servizi 0-3 anni, 93 nelle secondarie di II grado, 69 nelle scuole per l'infanzia e 62 nelle secondarie di I grado). I focolai nati specificatamente in ambito scolastico, dal 7 gennaio all'1 marzo, in Emilia-Romagna sono stati in totale 408 e hanno coinvolto complessivamente 2.314 persone tra allievi, insegnanti e personale: 125 focolai nelle scuole elementari, con 763 casi direttamente legati ai focolai, 83 nelle scuole medie, che hanno comportato 474 positivi, sempre 83 anche alle superiori, dove si sono registrati 400 casi, 76 alle materne, per un totale di 435 contagi, 31 negli asili nido, relativi a 203 casi, e 10 in altri istituti di vario genere, per 39 casi complessivi. È quanto emerso dai dati che Raffaele Donini, assessore emiliano-romagnolo alla Salute, ha diffuso oggi durante una informativa alle commissioni Politiche per la salute e politiche sociali e Cultura, scuola, formazione, lavoro riunite in seduta congiunta. Tutto questo, sottolinea la Regione, è successo nonostante gli sforzi per il tracciamento e il contenimento del virus siano stati massicci: solo per le indagini epidemiologiche relative ai casi in ambito scolastico, dall'inizio delle lezioni sono stati effettuati 226.978 tamponi molecolari e 65.373 tamponi antigenici, a cui si devono aggiungere le centinaia di migliaia di test rapidi messi a disposizione nelle farmacie per la campagna di screening volontaria rivolta a studenti, familiari e personale della scuola avviata a metà dicembre.


FORLÌ: Scatta la didattica a distanza per le scuole superiori, quinte escluse Attualità

FORLÌ: Scatta la didattica a distanza per le scuole superiori, quinte escluse

Primarie e scuole medie in presenza. Superiori in dad al 100% ad eccezione di laboratori, quinte e ragazzi/e con disabilità. I sindaci di Forlì, Forlimpopoli e Galeata, d’intesa con il presidente della provincia, hanno adottato ordinanze che dispongono, a partire da giovedì 4 marzo e fino a domenica 14 marzo, la sospensione di tutta la didattica in presenza –  con esclusione delle attività di laboratorio – per gli studenti delle superiori, fatta eccezione per gli alunni delle classi quinte, per i quali è prevista la presenza in alternanza fino al 50%, e degli studenti con disabilità.  “Pur essendo stato escluso il territorio del distretto forlivese dall'applicazione delle misure più stringenti disposte dall’ultima ordinanza del Presidente Bonaccini, restano comunque valide le considerazioni tecniche ed i rilievi dell’Ausl Romagna in ordine all’aumento dei contagi e alla mutazione del virus. Questo tipo di situazione, anche alla luce del fatto che i plessi scolastici delle Scuole Secondarie di II° grado del nostro comprensorio sono frequentati da molti alunni provenienti dalle aree interessate all'applicazione delle cosiddette fasce “Arancione scuro”, ci ha indotto a disporre forme di chiusura mirata degli istituti scolastici superiori al fine di eliminare, almeno in parte, potenziali aumenti di rischio di contagio anche in questo territorio.”


CESENA: Madre e figlio arrestati con 3,5 chili di cocaina in auto Cronaca

CESENA: Madre e figlio arrestati con 3,5 chili di cocaina in auto

Ha accompagnato il figlio nel Nord Italia ad acquistare tre chili e mezzo di cocaina pura, trasformabili in circa 11mila dosi per un valore sul mercato di qualche centinaio di migliaia di euro. Una donna di 73 anni, che guidava la vettura nella speranza di dare meno nell'occhio, è stata arrestata insieme al figlio di 42 anni, ex assistente di volo ora disoccupato, venerdì scorso dalla polizia di Cesena al casello autostradale di Cesena Nord. La coppia vive insieme a Rimini, entrambi incensurati. L'operazione era scattata un mese prima quando la polizia aveva notato l'uomo frequentare ripetutamente gli ambienti dello spaccio cesenate e si era insospettita. Così lo ha tenuto sotto controllo. Nell'auto sono stati trovati tre panetti compressi, due nel baule, l'altro in un sacchetto di carta. Gli arresti sono stati convalidati, i due sono in carcere.


EMILIA-ROMAGNA: Economia e Covid, forte calo ma segnali positivi Economia

EMILIA-ROMAGNA: Economia e Covid, forte calo ma segnali positivi

Il 2020 è stato il peggior anno dal dopoguerra e il consuntivo è ancora provvisorio perché la causa che ne è all’origine, la pandemia e le conseguenti misure di protezione adottate nel tentativo di limitarne la portata, sono ancora in essere. Questo senza che ancora si possa individuare la conclusione della fase di emergenza. Sarà possibile quantificare i veri effetti che la pandemia ha determinato sulla nostra economia solo quando il sistema economico riprenderà il suo corso naturale. Intanto c’è da notare come nel quarto trimestre del 2020 le conseguenze negative siano state più contenute rispetto ai trimestri precedenti, in particolare il secondo. Con riferimento al comparto industriale, grazie a un’indubbia capacità di ripresa e a un pronto rimbalzo dell’attività, l’anno 2020 si è chiuso con un calo della produzione al 10,4 per cento rispetto all’anno precedente, quindi una recessione meno grave di quella subita nel 2009 (allora - 14,1 per cento). Secondo le previsioni Prometeia per il 2021 ci dobbiamo attendere una buona ripartenza della nostra economia, mentre nel 2022 il PIL dovrebbe tornare sui livelli del 2019. Sono questi alcuni dati dell’indagine congiunturale relativa al quarto trimestre 2020 sull’industria manifatturiera, realizzata in collaborazione tra Unioncamere Emilia-Romagna, Confindustria Emilia-Romagna e Intesa Sanpaolo. Il volume della produzione delle piccole e medie imprese dell’industria in senso stretto dell’Emilia- Romagna si è ridotto del 5,0 per cento rispetto all’analogo periodo del 2019. Il valore delle vendite è diminuito del 3,6 per cento, meglio decisamente rispetto al trimestre precedente (-6,2 per cento). Il fatturato estero ha contenuto la correzione (-1,4 per cento), un alleggerimento più marcato rispetto al trimestre precedente (-4,2 per cento). Un elemento degno di attenzione si può individuare nel processo di acquisizione degli ordini, che limitato al - 2,0 per cento rispetto a 12 mesi prima, rispetto al - 5,2 per cento del trimestre precedente. Il grado di utilizzo degli impianti si è riportato al 72,5 per cento, un dato non più così lontano rispetto al livello riferito allo stesso trimestre del 2019 (pari al 75,4 per cento). Il periodo di produzione assicurato dal portafoglio ordini è risultato invariato rispetto al dato del trimestre precedente e pari a 9,2 settimane. L’arretramento è evidente in tutti i settori industriali, anche se sono stati maggiormente colpiti quelli dipendenti dal mercato interno. Così anche l’industria alimentare ha fatto segnare un leggero passo indietro, anche se il più contenuto tra tutti i comparti: il fatturato si riduce appena dello 0,9 per cento, nonostante una flessione delle vendite anche sui mercati esteri (-1,5 per cento). Il calo della produzione è molto contenuto (-0,6 per cento), come la flessione degli ordini (-0,9 per cento). All’estremo opposto è il sistema moda a pagare lo scotto più pesante come conseguenza dei cambiamenti di abitudini e comportamenti dei consumatori indotti dalla pandemia. Il crollo del fatturato complessivo si è accentuato (-16,5 per cento), anche nella componente estera (-12,1 per cento), nonostante che i mercati oltre confine tengano più di quello interno. La caduta della produzione è leggermente più marcata (-18,7 per cento), ma si è alleviata la tendenza negativa del processo di acquisizione degli ordini (-14,6 per cento). L’altro settore maggiormente colpito è l’industria metallurgica e delle lavorazioni metalliche, caratterizzata da una fitta rete di piccole e medie imprese al centro di molteplici catene produttive. Il fatturato complessivo si è ridotto del 4,8 per cento, anche in questo caso grazie alla migliore tenuta di quello estero (-1,5 per cento), mentre la produzione ha avuto un andamento negativo più marcato (-5,8 per cento). Il processo di acquisizione degli ordini complessivi ha seguito una tendenza analoga. Perde posizioni anche per l’industria del legno e del mobile: la discesa del fatturato si arresta a -3,6 per cento, grazie anche alla migliore tenuta della componente estera (-1,6 per cento), mentre più forte è l’arretramento della produzione (-4,2 per cento) e degli ordini (-4,3 per cento). L’aggregato industrie meccaniche, elettriche e dei mezzi di trasporto ha contrastato la difficile fase, contenendo la tendenza negativa sia per il fatturato (-2,0 per cento) che per la produzione (-4,3 per cento). Positiva l’inversione di tendenza del processo di acquisizione ordini (+2,0 per cento). Anche l’evoluzione congiunturale del gruppo eterogeneo delle “altre industrie” (chimica, farmaceutica, plastica e gomma e trasformazione dei minerali non metalliferi, ovvero ceramica e vetro) testimonia la recessione, ma con effetti meno dirompenti. Il fatturato complessivo ha perso solo l’1,8 per cento, contenuto l’arretramento della produzione (-2,8 per cento) e degli ordini (-1,4 per cento). Riguardo alla dimensione d’impresa, nel quarto trimestre 2020 la flessione è stata generalizzata, ma l’andamento congiunturale per fatturato, produzione e ordini è risultato meno grave al crescere della struttura aziendale e in particolare per le grandi imprese. In particolare, la produzione è scesa di più (-10 per cento) per le minori, poi per le piccole (-5,4 per cento) e le medio-grandi (-3,1 per cento). Sulla base dei dati del Registro delle imprese, quelle attive dell’industria in senso stretto a fine giugno risultavano 43.667 (pari all’11 per cento del totale), con una diminuzione corrispondente a 543 imprese (-1,2 per cento) rispetto all’anno precedente. Per quanto concerne la forma giuridica delle imprese, rispetto alla fine del 2019, si rileva ancora un aumento delle società di capitale (+0,9 per cento, +157 unità), giunte a rappresentare il 39,6 per cento, grazie all’attrattività della normativa delle società a responsabilità limitata semplificata che ha avuto un effetto negativo sulle società di persone, ridotte sensibilmente (-377 unità, -4,2 per cento) tanto che ora costituiscono solo il 19,7 per cento del totale. Le ditte individuali hanno subito una nuova ampia flessione (-318 unità, -1,8 per cento) e scendono al 39,1 per cento. Altre forme societarie (consorzi e cooperative) rappresentano l’1,6 per cento del totale(-0,7 per cento). Riguardo al fronte occupazionale, fine settembre 2020, nell’industria manifatturiera gli addetti erano 397.767 quindi 9.979 in meno rispetto al 2019 (-2,1%). Gli scenari sotto questo aspetto sono tutti da delineare. Al calo dei fatturati delle imprese si è accompagnato quello dell’occupazione, oggi leggibile nei numeri senza precedenti del ricorso alla cassa integrazione, domani, probabilmente, verificabile nei licenziamenti e delle chiusure dell’attività di impresa. Le aziende dovendo affrontare un evento negativo esterno di portata enorme sulla propria attività, hanno reagito adottando forme organizzative differenti. La risposta è stata diversificata anche in base alla dimensione: ricorso allo smart working, riduzione dell’organico, utilizzo della Cig e ammortizzatori sociali, stop alle assunzioni, mancato rinnovo ai contratti in scadenza. Riguardo all’impatto della pandemia Covid-19, in base a un questionario sottoposto con l’indagine congiunturale, il 43% delle imprese non ha avuto alcun riflesso sulla produzione, il 27% ha cambiato alcune modalità nel processo che va dalla fase di approvvigionamento, produzione, fino alla distribuzione, il 42% ha modificato la struttura organizzativa e del personale. Per quanto riguarda l’export, da sempre motore dell’economia regionale, nei primi nove mesi del 2020 le esportazioni dell’Emilia-Romagna sono diminuite del -10,6 per cento, e del -2,9 per cento nel terzo trimestre, ultimo periodo disponibile. Le variazioni negative più evidenti nel settore metalli (-19,2), sistema moda (-18,1 per cento), meccanica (-14 per cento). Spagna (-15 per cento), Stati Uniti e Regno Unito (-13,5 per cento) e Francia (-12,5) i Paesi con la più ampia variazione negativa.   «La peculiarità di questa crisi è di essere originata da un fenomeno esterno che ha fortemente rallentato ma non interrotto, il normale andamento del ciclo economico. – afferma il Presidente di Unioncamere Emilia-Romagna Alberto Zambianchi – La prima reazione è stata, giustamente, quella di agire per limitare i danni e gestire l’emergenza originata dalla pandemia che ha colpito con forza devastante larga parte del tessuto economico. In Emilia-Romagna molto è stato fatto sulla rete degli ammortizzatori e per favorire l’accesso al credito delle imprese, concordando azioni con le Associazioni di Categoria e agendo in forte coordinamento con la Regione, mettendo a fattore comune idee e risorse. E’ un metodo questo che, creata una rete mirata a gestire l’emergenza, dovrà proseguire per interconnettere azioni coerenti sia con il piano per la ripresa nazionale, sia con la “vision” dell’Emilia-Romagna dei prossimi anni, ben delineata anche nel nuovo “Patto per il lavoro e per il clima”. Sottolineo pertanto che, accanto alle “politiche passive”, necessarie per contenere il disagio, occorre avviare “politiche attive”, mirate ad accompagnare i nostri giovani e le nostre imprese alla ripartenza. Ci attendono mesi decisivi per il nostro futuro, c’è bisogno del contributo di idee e di competenze di tutti e di tanto lavoro. Un impegno che, tutti insieme, possiamo affrontare e realizzare con successo».   In Emilia-Romagna, secondo l’analisi della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, i prestiti alle imprese hanno registrato una forte accelerazione nel 2° semestre 2020, chiudendo l’anno ai massimi, con un +6,7% a/a (variazione calcolata su dati al netto delle sofferenze). In valore assoluto nell’arco dell’anno l’aumento dello stock di prestiti è stato pari a 4,7 miliardi. Tuttavia la dinamica è più moderata rispetto alla media nazionale che registra a fine 2020 un ritmo del 9,4% a/a.   All’interno dell’aggregato dei prestiti alle imprese, spicca l’andamento di quelli all’industria che, in aumento da marzo 2020, hanno registrato una forte accelerazione fino al +11% a/a di fine 2020 in Emilia-Romagna. Dal 2° semestre, anche i prestiti ai servizi sono tornati in crescita, a un ritmo più contenuto rispetto all’industria (+5,6% a dicembre). Un chiaro miglioramento è stato registrato anche dai prestiti alle costruzioni che, dopo anni di forte calo, appaiono vicini alla svolta mostrando un’interruzione del trend negativo, col -0,3% a/a in Regione a novembre e -2,2% a fine anno, mentre il dato nazionale ha chiuso il 2020 invariato rispetto a fine 2019.   La rapida ripresa dei prestiti riguarda anche le imprese di minori dimensioni. In Emilia-Romagna nel 2° semestre 2020 i prestiti alle piccole imprese (fino a 20 addetti) hanno mostrato un’impennata della crescita, chiudendo l’anno ai massimi, con una dinamica in linea con quella dei prestiti alle imprese più grandi (+7% a/a a dicembre e +6,6% rispettivamente). Nel confronto nazionale (+9,6% le imprese con almeno 20 addetti e +8,2% le piccole a fine 2020), entrambi i segmenti dimensionali confermano la crescita più moderata rilevata in Regione.   La crescita dei prestiti alle imprese è sostenuta dalle erogazioni con garanzia pubblica. I dati sulle operazioni garantite arrivate al Fondo centrale per le PMI mostrano che al 24 febbraio 2021 l’Emilia-Romagna ha espresso un totale di 153mila domande pervenute al Fondo per un importo finanziato di 14 miliardi, un flusso in aumento del 34% rispetto a metà novembre e quasi triplicato da inizio luglio 2020. Di queste operazioni, oltre 97mila riguardano prestiti fino a 30mila euro, pari a un importo finanziato di 1,9 miliardi. Il tasso di crescita dei crediti di minore importo continua a essere più moderato (+9% su metà novembre) rispetto a quello del totale delle operazioni a favore delle PMI. In parallelo, prosegue l’eccezionale aumento dei depositi delle imprese presso le banche, in un contesto di forte incertezza e di conseguente elevata propensione alla liquidità a fini precauzionali. In linea col trend nazionale, in Emilia-Romagna i depositi delle imprese continuano a registrare una forte dinamica, in notevole accelerazione da maggio 2020 fino al picco di +33% di fine anno. Si osserva che per otto mesi consecutivi in Emilia-Romagna la crescita è stata sempre superiore a quella dell’aggregato Italia (+27% a/a a dicembre). La dinamica è solo in parte alimentata dall’accesso alle misure temporanee di supporto al credito nella forma di garanzie pubbliche. Infatti, nel 2020, in Emilia-Romagna i depositi delle imprese sono aumentati di 12,5 miliardi, più del doppio della crescita dei prestiti (4,7 miliardi escluse le sofferenze). Ciò è coerente con le dinamiche nazionali (98 miliardi contro 61) anche se il divario tra i flussi è meno marcato di quanto emerso in Regione. Pertanto, a fine 2020 i depositi hanno raggiunto una dimensione pari a due terzi dei prestiti, 13 punti percentuali in più di fine 2019 in Regione e quasi tre volte il rapporto del 23% circa che si registrava dieci anni fa.   Cristina Balbo, Direttore regionale Emilia-Romagna e Marche di Intesa Sanpaolo: «In un 2020 segnato dal Covid i finanziamenti alle imprese, supportati in maniera importante dai prestiti a garanzia pubblica, sono cresciuti in misura significativa per fare fronte dell’improvviso calo dei fatturati. Da parte nostra abbiamo erogato alle imprese della regione 3,2 miliardi di euro di nuovi finanziamenti e attivato 23mila sospensioni per un controvalore di 4,5 miliardi di euro. Una parte della nuova liquidità non è ancora stata utilizzata con l’effetto che nel breve termine si è registrato un aumento dei depositi. Un atteggiamento di comprensibile prudenza legata al contesto. Non di meno il ripristino degli investimenti sarà fondamentale per poter agganciare la ripresa. Il nostro impegno è di conseguenza concentrato nell’accompagnare le imprese nei percorsi di uscita dalla crisi. Da un lato sostenendo le progettualità degli imprenditori per agganciare i trend di sviluppo, anche quelli cui la crisi ha impresso una accelerazione come digitalizzazione, innovazione, sostenibilità, circular economy. Dall’altro consentendo loro di gestire le dinamiche finanziarie attuali e rendere più sostenibile il debito in una prospettiva di più lungo termine in attesa che avvenga un pieno recupero dei fatturati. Oggi l’arrivo dei vaccini ci permette di essere oggettivamente più ottimisti: nei prossimi mesi sarà fondamentale sostenere la fiducia e la ripartenza degli investimenti». L’indagine semestrale di Confindustria Emilia-Romagna evidenzia un sentiment positivo da parte delle imprese della regione: le aspettative di crescita della produzione e degli ordini, migliori rispetto a sei mesi fa, danno il senso di una possibile ripresa significativa. Nella prima metà del 2021 la differenza tra ottimisti e pessimisti torna su livelli più elevati rispetto a prima della pandemia. Il 37% degli imprenditori prevede un aumento della produzione e il 35% una crescita degli ordini: per la domanda il saldo tra ottimisti e pessimisti è di 20 punti, quando era di 2 punti a metà dell’anno scorso. Le previsioni per l’occupazione sono di sostanziale tenuta: tre imprese su quattro la prevedono stazionaria. Le prospettive sono particolarmente positive per le grandi e medie imprese e migliorano con l’aumentare della dimensione. Per quanto riguarda gli ordini, compresi quelli esteri, il saldo tra ottimisti e pessimisti è di 11 punti per le piccole, 22 per le medie e 33 per le grandi aziende. Rispetto ai settori le aspettative più favorevoli si registrano per chimica farmaceutica, gomma plastica e ceramica. Si conferma la forte difficoltà del settore tessile abbigliamento. Nel settore metalmeccanico le previsioni sono migliori per metallurgia e meccanica rispetto al settore delle macchine elettriche e all’automotive, che prevede un ulteriore deficit di domanda.   «Le imprese industriali dell’Emilia-Romagna – dichiara il Presidente di Confindustria Emilia-Romagna Pietro Ferrari – continuano a mostrare capacità di reazione e dinamismo: dietro alle aspettative di crescita ci sono progetti e programmi concreti di investimento. Quello che preoccupa è che come Paese ancora una volta cresciamo meno dei nostri competitor e ad un ritmo inferiore a quello necessario per recuperare il terreno perduto». Nel 2021 per l’Italia è previsto un aumento del Pil del 3,4% che segue una stima di perdita dell’8,8% nel 2020, mentre per la Germania la prospettiva è di una crescita del 3,2% dopo un calo inferiore al nostro (-5%) e per la Francia l’ipotesi è di un aumento del 5,5% che segue un calo dell’8,3 %. «Se vogliamo guardare con fiducia al futuro – sottolinea il Presidente Ferrari – dobbiamo intensificare la campagna vaccinale, così da ottenere nei tempi più brevi possibili la più ampia immunizzazione della popolazione. Dobbiamo anche puntare, una volta terminata la fase dedicata alle categorie a rischio, ad una maggiore flessibilità organizzativa: le imprese dell’Emilia-Romagna sono pronte ad essere coinvolte per supportare la campagna vaccinale. Per dare slancio alla ripresa è inoltre fondamentale partire da subito, anche a prescindere dal Recovery Plan, consolidando un piano di investimenti pubblici e privati, a partire dalle infrastrutture e dagli investimenti in campo energetico e ambientale. Questi ultimi in particolare sono spesso bloccati dall’eccessiva burocrazia».


IMOLA: Autodromo, tocca a Minardi e Benvenuti  ma “Sugli eventi poca fiducia vista la situazione” | VIDEO Attualità

IMOLA: Autodromo, tocca a Minardi e Benvenuti ma “Sugli eventi poca fiducia vista la situazione” | VIDEO

Da poco nominati il nuovo presidente di Formula Imola Giancarlo Minardi e il nuovo direttore generale dell’autodromo Pietro Benvenuti si sono presentati nelle scorse ore alla stampa e alla città. Minardi, faentino e dirigente sportivo l’autodromo lo conosce bene sin da quando era proprietario dell’omonimo team di formula uno poi ceduto a Red Bull che oggi corre come Alpha Tauri. “L’autodromo dista 14 km da casa mia -  ha sottolineato Minardi -, per cui ho accettato con il cuore prima che con la testa”. Anche Benvenuti conosce molto bene il circuito, non solo perché viene da Misano ma anche perché dal 2012 al 2015 fu direttore generale di Formula Imola prima di lavorare con il team Gresini e successivamente ricoprire l’incarico di direttore all’Autodromo di Monza. Per loro un compito non semplice: continuare sulla strada della polivalenza dell’impianto per affrontare la sfide legate agli eventi e al bilancio soprattutto nel post pandemia, mantenere attive le omologhe che hanno consentito al circuito sul Santerno di ritornare ad ospitare la formula uno, provare con tutte le forze a riportare eventi di rilievo legati alle due ruote, leggasi superbike. Purtroppo la situazione attuale a livello di contagi non aiuterà gli eventi che sembrano essere destinati a restare senza pubblico. A rischio anche i concerti di Cremonini, Pearl Jam e Vasco Rossi, in attesa di notizie certe dagli organizzatori.