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cronaca

EMILIA-ROMAGNA: Annientata la cellula della mafia nigeriana, 18 arresti | VIDEO

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La direzione distrettuale antimafia e gli investigatori bolognesi sono convinti di avere annientato il nucleo della mafia Nigeriana in Emilia-Romagna, la cosiddetta Cult Maphite, dedita al racket della droga della prostituzione con la conferma di 18 ordinanze di custodia cautelare.

 

Si chiama Cult Maphite ed è la mafia nigeriana. Maphite sta per «Maximum, Academic, Performance, Highly, Intellectuals, Train, Executioner» ed è l’acronimo dell’organizzazione criminale nigeriana coinvolta nelle perquisizioni e negli arresti avvenuti tra Bologna e Torino in luglio. La loro storia è molto curiosa perché nasce dalle università nigeriane, ma è una storia di crimini. Sono 18 le ordinanze di misura di custodia cautelare in carcere, emesse dal G.I.P. presso il Tribunale di Bologna, Alberto Gamberini, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Bologna nei confronti di altrettanti cittadini nigeriani, già sottoposti a fermo dalla metà del mese scorso, in quanto appartenenti all’associazione di tipo mafioso operante a Bologna e nelle principali province dell’Emilia-Romagna denominata Cult M.A.P.H.I.T.E. L’attività d’indagine condotta dalla Squadra Mobile di Bologna, avviata nel 2017 grazie anche alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, ha permesso di annientare gran parte della mafia presente all’interno della comunità nigeriana, di cui è stato possibile ricostruire l’intera struttura gerarchica di comando operante in Emilia-Romagna e parte del Centro Italia, gli obiettivi, le regole di affiliazione e le modalità di attuazione criminale. Una struttura messa fuori legge in Nigeria e che si è spostata in Europa: tra le regole principali della «Bibbia verde» c’è quella di creare business, di fare cassa. In che modo? Con estorsioni, però sempre all’interno della comunità nigeriana. A dover pagare il «pizzo» sono ad esempio gli african shop, luogo dove è solito trasferire denaro all’estero. Nel momento in cui il negoziante nigeriano si rifiuta o non deposita la percentuale sul guadagno quotidiano, ottenuto legalmente, il negozio viene «acquisito» dai «Maphite. Lo stesso vale per lo sfruttamento delle prostitute, dove le «Madame» non iscritte all’organizzazione devono consegnare una percentuale del ricavato delle prostitute sotto il suo controllo. Stesso discorso ancora per il mondo del traffico di droga, tutto legato esclusivamente alla comunità nigeriana. »

L’ordinanza del G.I.P. dispone la misura cautelare della custodia in carcere per i destinatari dei fermi eseguiti il 18 luglio, nelle province diverse da quella di Bologna, confermando l’ evidenza dei gravi indizi di colpevolezza in ordine al reato di associazione di tipo mafioso, ed estende la medesima misura ad ulteriori due indagati dello stesso procedimento; anche i due indagati fermati nella provincia di Bologna rimangono in custodia cautelare al carcere della Dozza