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cronaca

TRENTO: Sara Pedri, il primario si difende, “Era già a disagio” | VIDEO


Torniamo a parlare del caso della scomparsa della ginecologa forlivese Sara Pedri. Il primario dell’ospedale dove la giovane lavorava si difende dalle accuse di maltrattamenti.

Dall'analisi del contenuto di oltre 40.000 pagine di atti dell'indagine della Procura di Trento su Sara Pedri, "va subito affermato, senza timore di essere smentiti, che non emerge alcuna indicazione proveniente dalla dottoressa Pedri, o da altri, circa atteggiamenti intimidatori, vessatori o violenti attribuibili al dottor Tateo ". Lo scrive l'avvocato dell'ex primario del reparto di ostetricia e ginecologia dell'ospedale di Trento, dove lavorava la giovane forlivese scomparsa il 4 marzo scorso. Nei giorni scorsi erano stati diffusi i contenuti di una perizia psicologica di parte prodotta dall'avvocato della madre della ginecologa 31 enne con la frase "Sono un morto che cammina. Questa volta non ce la farò", attribuita a Sara che - secondo la perizia - sarebbe stata vittima di mobbing sul posto di lavoro. Ipotesi rigettata dal primario. Secondo il suo avvocato quella frase sarebbe stata estrapolata da una conversazione ben più complessa ed esisterebbe invece "un sentimento di personale insoddisfazione che accompagna la dottoressa Pedri in ogni contesto lavorativo in cui si è trovata. E ciò sembra del tutto indipendente dalle persone con cui la stessa ha collaborato”. Negli atti ci sono infatti 32.561 pagine relative ai contenuti del telefono di Pedri, risalenti anche al 2019 e 2020, ben prima che la donna arrivasse in Trentino. Messaggi e mail ad amici, famigliari e colleghi da cui a volte traspaiono frustrazione e insicurezza. La tesi della difesa è quindi che la giovane ginecologa stava certamente vivendo un disagio e che questo disagio non era frutto del rapporto con dottor Tateo.  Spetterà alla Procura stabilire la verità dei fatti. La scomparsa di Sara Pedri ha aperto un’inchiesta che vede indagato proprio il primario dell’ospedale. Il reato ipotizzato è quello di maltrattamenti nei confronti non solo della ginecologa forlivese ma di 21 operatori sanitari in totale.