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ROMAGNA: Confindustria, metà delle aziende ha subito “effetti severi” | VIDEO Economia

ROMAGNA: Confindustria, metà delle aziende ha subito “effetti severi” | VIDEO

Quanto il lockdown ha danneggiato le aziende romagnole? La metà di loro dichiara di avere subito “effetti severi” nel corso dell’emergenza sanitaria con una maggiore incidenze per quelle più piccole. A rivelarlo è il Centro studi di Confindustria Romagna che in collaborazione con il Dipartimento di Scienze aziendali dell’Università di Bologna - Campus di Rimini, ha eseguito un’indagine su 200 imprese del territorio. Lo smart-working, a cui in molti casi si è ricorsi in fretta e furia, non ha portato a una riduzione della produttività nel 68% dei casi, o se si è verificata, è stata comunque bassa. Nei primi quattro mesi dell’anno rispetto all’anno scorso si stima una perdita media del fatturato di 15 milioni di euro per le piccole imprese, di 21 milioni per quelle medie e di 186 milioni per le grandi. Solo il 18% di loro afferma di avere accresciuto i numeri. Ma nelle fase due ad incidere sui bilanci sono i nuovi costi. Quelli per l’adeguamento degli spazi e per l’approvvigionamento dei dispositivi di protezione. Per le grandi aziende l’investimento medio è di 252 mila euro, per le medie di 26 mila e per le piccole di 13 mila. Si tratta di una spesa mensile media che va da duemila a 33 mila euro a seconda della dimensione dell’azienda. Ciò che più preoccupa gli imprenditori romagnoli è la riduzione della liquidità per effetto della contrazione delle vendite e per i ritardati o i mancati pagamenti dei clienti. Alle imprese non piace l’idea di indebitarsi e preferiscono misure come la sospensione delle rate o la proroga dei prestiti.


ROMAGNA: I Comuni di montagna, "Dateci una no tax area" | VIDEO Economia

ROMAGNA: I Comuni di montagna, "Dateci una no tax area" | VIDEO

Come un piccolo comune ha affrontato l'epidemia da coronavirus? Ecco la storia di San Leo Ci sono alcuni comuni dell'entroterra riminese se sembra abbiano retto meglio al colpo della pandemia. Oltre a Casteldelci, uno di questi è San Leo, lo storico borgo noto, tra le altre cose, per la sua rupe. Durante l'epidemia, racconta il primo cittadino Leonardo Bindi, "noi abbiamo avuto pochi casi e zero decessi" mentre sul fronte economico "abbiamo già perso la primavera con tutti i ponti pari a circa un meno 30-35 % del fatturato annuo del turismo del nostro comune". Ma anche in questo paese di quasi 3000 abitanti si discute di come riavviare il turismo, con una serie di proposte chiare: "Io chiederei - fa appello Bindi - al Governo e alla regione Emilia-Romagna, per tutto l'Appennino, di creare una sorta di 'no-tax area' per quattro o cinque anni dove alle attività della montagna venga ridotto notevolmente il carico dei tributi". 


EMILIA-ROMAGNA: Famiglie e pandemia, per Nomisma uno studio in chiaroscuro Economia

EMILIA-ROMAGNA: Famiglie e pandemia, per Nomisma uno studio in chiaroscuro

Le famiglie italiane dimostrano un'apparente tenuta di fronte alle prospettive future ma allo stesso tempo denotano una scarsa consapevolezza della loro effettiva situazione. Lo sostiene l'ultima indagine dell'istituto Nomisma di Bologna. In tempo di Covid, in una scala da 0 a 10 le famiglie italiane dimostrano di avere piena fiducia nei confronti di medici e infermieri (8,2), del volontariato (7,8), e degli insegnanti (6,5). Si tratta dei tre attori sociali che per le famiglie costituiscono una presenza determinante su cui far converge una 'fiducia da fronteggiamento', orientata verso quei soggetti che nel quotidiano hanno saputo fronteggiare le minacce tipiche della pandemia. Anche l’agenda politica delle famiglie italiane subisce profonde variazioni al tempo del Covid: ad aumentare d’importanza è la disoccupazione per il 66,9% delle famiglie intervistate, seguita dal debito pubblico 49,9% e dalle disuguaglianze economico-sociali (49,2%). Un dato ritenuto particolarmente significativo è il rilevante calo dell’importanza dell’immigrazione (-8,6%). "Le famiglie italiane - sostiene Nomisma - appaiono quindi concrete, e maggiormente preoccupate per la tenuta complessiva del sistema paese a partire dal lavoro". Il 28,8% delle famiglie italiane dichiara di non riuscire a risparmiare, il 41,8% di avere una situazione stabile, il 12,9% di essere in condizione di aumentare la propria capacità di risparmio e il 16,5% di diminuirla. Questi dati emergono nell'ultimo studio realizzato dall'istituto Nomisma di Bologna. Tra le famiglie che riescono a risparmiare prevale un atteggiamento di prudenza: 1 su 2 tra quelle risparmiatrici (46,8%) pensa di accantonare i risparmi, il 39,8% di spendere una piccola quota di quanto accantonato durante l’emergenza e solo il 13,4 % vede la possibilità di spenderne una buona parte. Dall’indagine sono i capifamiglia tra i 35 e 44 a pensare a un futuro alle prese con problemi economici. "Un dato - si precisa - da analizzare con attenzione fa riferimento al 17,8% delle famiglie che dichiara di non sapere cosa fare in caso di problemi economici, dato che diventa allarmante tra gli anziani (1 su 3 non ha idea di come muoversi)". L’indagine condotta da Nomisma evidenzia sostanzialmente una fiducia da parte delle famiglie nella capacità di fronteggiare sia il presente, sia il futuro che sarà sicuramente più complesso, ma a detta delle famiglie ancora sostenibile. Secondo le auto-percezioni rilevate da Nomisma da parte delle famiglie italiane sulla capacità di affrontare la seconda parte del 2020 e l’inizio del 2021, quelle che si sentono forti sono 4,1 milioni, mentre quelle che si percepiscono resilienti 5,6 milioni. “Incrociando queste percezioni con l’effettiva solidità economico-reddituale delle famiglie si assiste – dice Marco Marcatili, Responsabile Sviluppo Nomisma – al dimezzarsi di questi dati: le famiglie forti sarebbero pressoché 2,2 milioni, così come si riducono del 40% quelle resilienti (3,4 milioni). Le famiglie 'auto-illuse' della propria forza e della propria resilienza potrebbero essere oltre 4 milioni". "In un contesto così incerto e complesso come quello attuale, la propensione all’acquisto di un’abitazione per le famiglie italiane si mantiene apparentemente su livelli simili rispetto a quelli dello scorso anno (2.447.700 le famiglie interessate all’acquisto), ma occorre interpretare i dati effettivamente raccolti alla luce di una 'realtà aumentata' che incrocia la percezione del futuro con le condizioni reddituali delle famiglie. Alla luce di questo le famiglie intenzionate all’acquisto di un immobile si riducono a 625.900". È quanto emerge dall’Indagine Nomisma 2020 sulle famiglie italiane presentata oggi in occasione dell’evento in diretta streaming organizzato da Nomisma e CRIF in collaborazione con UniCredit Subito Casa dal titolo "Fuori tutti, la voce alle famiglie. Vivere, abitare, investire: l'Oltre del Coronavirus". Secondo i dati effettivi raccolti dall'istituto bolognese cresce la domanda potenziale delle famiglie che si stanno già muovendo per cercare un’abitazione con una percentuale che passa dall’1.9% (pari a 494mila famiglie) al 2,1% (549mila famiglie). "Si tratta - viene spiegato - di un incremento sorretto probabilmente da una pianificazione dell’acquisto pre-pandemia". Al contrario diminuiscono lievemente le intenzioni di acquisto di un’abitazione nei prossimi 12 mesi, passando dal 7,6% al 7,3% (1.9 milioni di famiglie). Le intenzioni d’acquisto sono espresse principalmente da famiglie giovani (18-34 anni e 35-44 anni) desiderose di migliorare la propria condizione abitativa che presentano un reddito stabile, ma anche da famiglie che, per effetto della pandemia, hanno subito un peggioramento delle proprie condizioni finanziarie. Se si circoscrive il campo di analisi alla probabilità di realizzo dell’aspettativa di acquisto casa, e considerando quindi le sole famiglie che presentano una solida capacità reddituale, la componente tenderà a ridursi. Nello specifico, la domanda potenziale che riguarda le famiglie che si stanno già muovendo si stabilizzerà intorno allo 0,6% (156mila famiglie), così come le intenzioni delle famiglie che mostrano la volontà di attivarsi nei prossimi mesi e che riguarderanno l’1,8% di esse pari a 470 mila famiglie. "Questa percentuale – rimarca l’istituto di ricerca bolognese - tiene conto del gruppo di famiglie che detiene effettive capacità di concretizzare le scelte d’investimento pianificate". "Nel contesto attuale il rischio di un ulteriore allargamento della forbice sociale tra gruppi familiari e di una ulteriore polarizzazione della ricchezza risulta ancora più evidente, e per contrastare questa tendenza, saranno determinanti le misure contenute nel recente Decreto Rilancio a sostegno della casa e dell’industria immobiliare". Lo sostiene l'istituto Nomisma di Bologna in una recente indagine sulle famiglie italiane."Per le famiglie che cercano casa - si aggiunge - il soddisfacimento dei bisogni primari risulta essere uno degli obiettivi prioritari, tanto che le motivazioni di acquisto prima casa e di sostituzione prima casa interessano complessivamente il 74% delle intenzioni d’acquisto". La quota di famiglie italiane che negli ultimi 12 mesi ha accumulato ritardi nel pagamento dell’affitto è passata dal 9,6% del pre-Covid-19 al 24% durante le misure di contenimento. Lo denota l'ultima indagine dell'istituto Nomisma di Bologna. Per effetto del lockdown, quindi, una famiglia su quattro ha mostrato difficoltà nel pagamento dell’affitto. Un’evidenza che trova conferma anche nelle aspettative per i prossimi 12 mesi: più del 40% delle famiglie prevede di avere difficoltà a rispettare il pagamento del canone di affitto. Secondo i dati raccolti da Nomisma le famiglie interessate all’affitto sarebbero 2.008.300, ma, spiega l'istituto,  "circoscrivendo l’analisi ai soli nuclei che manifestano un’effettiva capacità reddituale, la domanda effettiva tenderà a ridursi a 730.300 famiglie". Considerando "le motivazioni che sorreggono il mercato dell’affitto emerge come il 54,4% delle famiglie – erano il 58% lo scorso anno – consideri l’affitto un’opzione alternativa a causa della mancanza di risorse economiche sufficienti per poter accedere al mercato della compravendita". Secondo l'istituto Nomisma di Bologna, il mercato delle riqualificazioni edilizie anche quest'anno continua ad essere caratterizzato da luci e ombre. Le intenzioni di ristrutturazione nei prossimi 12 mesi si mantengono elevate anche quest’anno e in aumento rispetto alla scorsa rilevazione passando dal 20% al 24% delle famiglie (pari a 6,2 milioni). Considerando però l’effetto che potrebbe innescarsi attraverso l’applicazione del 'Decreto Rilancio', la domanda potenzialmente interessata a interventi di riqualificazione energetica sarebbe ben più ampia, arrivando a coinvolgere più di 12 milioni di famiglie.


CESENA: Gruppo Amadori, crescita del fatturato pari a 1.304 milioni di Euro (+3,9%) | VIDEO Economia

CESENA: Gruppo Amadori, crescita del fatturato pari a 1.304 milioni di Euro (+3,9%) | VIDEO

Fatturato in crescita del 3,9% a 1,304 miliardi di euro, col margine operativo lordo che ha raggiunto i 118 milioni di euro (+11,8 % rispetto al 2018). Sono questi i dati del bilancio 2019 del Gruppo Amadori e divulgati alla stampa. Il 2019 ha visto consolidarsi ulteriormente il trend positivo di crescita realizzato nei due precedenti esercizi, a conferma del valore della strategia intrapresa dal Gruppo, che oggi permette ad Amadori di posizionarsi stabilmente ai vertici del settore avicolo e di essere una delle prime aziende del comparto alimentare italiano. I risultati ottenuti sono il frutto della politica di investimenti sostenuta in questi ultimi anni, proseguita nel corso del 2019 e focalizzata sullo sviluppo delle proprie filiere d’eccellenza (BIO, Il Campese allevato all’aperto e Qualità 10+). Da queste filiere sono stati sviluppati prodotti innovativi di qualità e ad alto contenuto di servizio, per garantire al consumatore la più ampia scelta possibile. Questi risultati consentono al Gruppo di proseguire nel suo percorso di sviluppo, per soddisfare le numerose e diversificate richieste di un mercato in continuo cambiamento, e riconoscono gli sforzi degli 8.300 collaboratori del Gruppo in tutto il territorio nazionale. Un importante iniezione di liquidità, come si legge sul Resto del Carlino, per il Gruppo Amadori è arrivata nei giorni scorsi con la cessione a Fattorie Garofalo del 100% di Fattoria Apulia, una tra le più grandi aziende agricole italiane, per un importo di 30 milioni di euro.    



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