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ROMAGNA: Le imprese smettono di lavorare per il fisco, arriva il tax free day | VIDEO Economia

ROMAGNA: Le imprese smettono di lavorare per il fisco, arriva il tax free day | VIDEO

Lavorare più per il fisco che per il proprio guadagno. È questo quello che si trova a dover fare la maggior parte delle piccole imprese dislocate in tutto lo stivale e non fanno certo eccezione quelle romagnole. A evidenziarlo sono i dati raccolti da CNA che come ogni anno ha calcolato il tax free day del 2018, ovvero il giorno in cui un’azienda smette di lavorare per pagare le tasse e inizia a pensare alle proprie tasche e che in terra di Romagna si raggiunge tra la fine di luglio e la prima metà di agosto. La pressione fiscale media, rispetto al 2017 è salita ancora e non è destinata a fermarsi. Il peso medio della tassazione equivale al 56,4% nel territorio Faentino, 59,7 nel Lughese, al 60% nel Ravennate, al 60,1 nel Riminese e al 63,3 nel Cervese e Forlivese. Il rapporto, giunto alla sua quinta edizione, analizza quanto il fisco pesi sulla singola impresa cercando di comprendere l’andamento registrato nei 137 comuni presi come campione. Osservando in maniera più specifica i dati che riguardano il nostro territorio è possibile evidenziare come al primo posto si trovino le imprese di Faenza che lavorano per il fisco solo, si fa per dire, 206 giorni all’anno, al secondo posto Lugo con 218 giorni e al terzo la città Bizantina che ne conta 219. Segue Rimini le cui piccole aziende devono all’erario 219 giorni di lavoro, poi Cesena con 230 e infine, fanalini di coda, Cervia e Forlì con un giorno in più.


EMILIA-ROMAGNA: Imprese, una su cinque è condotta da donne Economia

EMILIA-ROMAGNA: Imprese, una su cinque è condotta da donne

Lieve aumento per le imprese condotte da donne. Al 30 giugno scorso le attività erano 85.076, in lieve crescita dello 0,1% rispetto al 2017 e pari al 21% del totale delle imprese attive regionali. Questo è ciò che emerge dal bilancio annuale stilato da Unioncamere Emilia-Romagna riguardante il numero delle imprese femminili presenti sul territorio. Rispetto all’andamento nazionale, che vede le aziende femminili in aumento in dodici regioni italiane con un incremento pari allo 0,4% in tutta Italia, l’Emilia-Romagna si posiziona al dodicesimo posto per “variazione” annuale. Le società di capitale sono aumentate di 614 unità pari al 4,4% ed hanno trainato il lieve aumento annuale delle imprese femminili, chi invece ha dovuto registrare una riduzione sono state le società di persone (-2,4%) e le ditte individuali (-0,5%). In leggera crescita le cooperative e i consorzi. I settori nei quali si certifica uno sviluppo sono quelli dei servizi alla persona, alle imprese, alla sanità e all’assistenza, in calo invece gli investimenti nei settori commerciali, agricolo e delle costruzioni.


EMILIA-ROMAGNA: Export, affonda il calzaturiero di San Mauro Pascoli | VIDEO Economia

EMILIA-ROMAGNA: Export, affonda il calzaturiero di San Mauro Pascoli | VIDEO

Sono in chiaroscuro i dati sulle esportazioni nei distretti industriali dell’Emilia-Romagna. A inizio 2018 l’export diminuisce dell’1,7%. In calo i settori della meccanica e della moda, mentre arrivano segnali positivi dall’alimentare e dal tecnologico.   Luci e ombre per quanto riguarda le esportazioni nei distretti industriali dell’Emilia-Romagna. Nel primo trimestre del 2018 si registra una flessione dell’export dell’1,7%, in controtendenza rispetto al dato positivo del sistema manifatturiero. Dall’analisi per singolo distretto si ricava comunque un quadro parzialmente positivo: hanno chiuso l’anno in crescita 10 distretti su 19. Emerge dal Monitor dei distretti industriali della regione, curato dalla Direzione studi e ricerche di Intesa Sanpaolo. A zavorrare l’export distrettuale è l’andamento sia sui mercati maturi che su quelli emergenti: diminuiscono le vendite nel Regno Unito, in Francia, Belgio e Russia, ma anche nei nuovi mercati, come Cina, India e Arabia Saudita. Bene invece le esportazioni regionali verso Romania, Corea del Sud e Iran. Entrando nel dettaglio dei singoli distretti, contrastata appare la situazione nel settore della meccanica. Ottima la performance registrata dai ciclomotori di Bologna, con un +6,9%. Stabili invece le macchine per il legno di Forlì e in calo le macchine per l’imballaggio di Bologna. In chiaroscuro il settore alimentare, con la forte crescita dell’ortofrutta romagnola ma un rallentamento del lattiero-caseario in Emilia. Male il sistema moda, con l’andamento negativo dell’abbigliamento di Carpi e delle calzature di San Mauro Pascoli, che perdono oltre l’8%. Un’eccezione positiva è quella dei mobili imbottiti di Forlì (+13%) e dell’abbigliamento di Rimini.


ROMAGNA: Cgil, “L’uso dei voucher favorisce il lavoro nero” | VIDEO Economia

ROMAGNA: Cgil, “L’uso dei voucher favorisce il lavoro nero” | VIDEO

“Occorre fare presto perché circa la metà dei voucher in agricoltura viene impiegata per la vendemmia che quest’anno parte con gli inizi di agosto”. A dirlo è Roberto Moncalvo presidente della Coldiretti nazionale che chiede al governo e al vicepremier Luigi Di Maio la reintroduzione immediata dei voucher, i buoni lavoro. Se da una parte il Ministro del Lavoro ha accolto la richiesta, Cgil, Cisl e Uil stanno protestando davanti a Montecitorio perché, spiegano, questo metodo di pagamento favorirebbe irregolarità nel lavoro.  


RIMINI: Comune approva quotazione in borsa fiera, “Blindiamo le manifestazioni” | VIDEO Economia

RIMINI: Comune approva quotazione in borsa fiera, “Blindiamo le manifestazioni” | VIDEO

Martedì mattina la V commissione del Comune di Rimini ha dato parere favorevole alla quotazione in borsa della società che gestisce le fiere di Rimini e Vicenza, IEG. Perché era importante questo parere? Perché il Comune controlla la società Rimini Holding e questa, a sua volta, detiene quote di partecipazione in IEG e dal suo giudizio dipende il collocamento in borsa della fiera. L’ingresso nel mercato azionario consentirà dunque di blindare le grandi manifestazioni (come Sigep, Ecomondo, TTG incontri e Wellness) a Rimini. Sul valore che l’operazione può raggiungere ancora non ci si sbilancia, ma per Brasini la fiera potrà contare su un aumento minimo di capitale di 45 milioni di euro e sul dimezzamento dei debiti di Rimini Congressi che oggi valgono 35 milioni. A cosa potrà servire l’aumento di capitale? “Ci ingrandiamo per difenderci da un mercato sempre più aggressivo”, questo il succo per Palazzo Garampi che dopo quattro anni ha dunque deciso di dare esecuzione alla delibera con cui già all’epoca si sosteneva il progetto di quotazione. Un ritardo che Brasini giustifica con l’attesa dell’avvenuto miglioramento delle performance della Fiera negli ultimi anni. Lo step successivo sarà l’approvazione dell’operazione nell’assemblea straordinaria di IEG il prossimo 3 agosto.


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