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EMILIA-ROMAGNA: Unioncamere “Recessione molto più grave del 2009” | VIDEO


Ora che le polveri conseguenti all’onda d’urto della pandemia si sono depositate, appaiono più evidenti gli effetti sull’economia italiana, anche su quella emiliano-romagnola. La regione si trova ora ad affrontare una recessione ben più grave di quella successiva alla crisi finanziaria del 2008 e con effetti più duraturi. Questo è ciò che emerge dall’indagine di Prometeia i cui dati sono stati analizzati dall’ufficio studi di Unioncamere Emilia-Romagna. Per il 2020 è attesa una caduta del Pil regionale a due cifre, del 10,6 per cento, e la ripresa nel 2021 sarà solo parziale.

Questo grafico mostra l’andamento delle variazioni del Pil dal 2007 ad oggi: in rosso l’Emilia-Romagna, in blu l’Italia. Questa era la caduta nel 2009. Questa quella prevista per quest’anno.

Recessione che, come il Covid-19, colpisce soprattutto le regioni del Nord del Paese. Il prodotto interno lordo dell’Emilia-Romagna si allontanerà da quello della Germania, nonostante i legami del sistema produttivo e la dipendenza dall’export. Ad essere più colpiti, con un crollo della produzione a due cifre, i settori dell’industria e delle costruzioni, ma la recessione sarà pesante anche sui servizi. Le prime vittime sono i precari. Molti usciranno dal mercato del lavoro facendo salire il tasso di disoccupazione a quota 7,8 per cento, ai massimi dal 2014.

Tutti si aspettano un contraccolpo dell’economia. Per l’Emilia-Romagna ci sarà, ma la ripresa attesa per il 2021 (6,8 per cento) non permetterà di compensare quanto perso quest’anno. La regione si ricollocherà comunque nelle posizioni di vertice, al secondo posto dopo il Veneto.