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economia

RIMINI: Abbigliamento in ginocchio per maltempo di maggio, 150 negozi in meno | VIDEO


Per il piccolo commercio continuano a sommarsi le difficoltà anche in provincia di Rimini e l’ultima è il maltempo di maggio. Come gli operatori turistici, anche per i negozi del comparto moda la mancata primavera del 2019 è stata una mazzata con una diminuzione sensibile delle vendite dei capi di stagione.

“I negozi e i magazzini sono stracolmi di merce - sottolinea Giammaria Zanzini, vicepresidente regionale e consigliere nazionale di Federmoda -. Il maltempo è diventato l’ulteriore tassello di una crisi che non accenna a cessare. Una circostanza che purtroppo si sta ripetendo spesso in questi ultimi anni, provocando ingenti danni economici e una marginalità sempre più risicata al punto che, lavorando su collezioni stagionali”.

Federmoda chiede che il settore venga assimilato all’agricoltura e di poter dunque invocare lo stato di calamità del dettaglio moda. Contrazione del potere di spesa, multinazionali concorrenti che producono e pagano tasse all’estero, commercio on-line, contraffazione, abusivismo, outlet... I problemi per il settore continuano a sommarsi. Ora poi, arrivano i saldi estivi (inizieranno il 6 luglio, ndr) e non c'è molto tempo per recuperare, anche se è ancora presto – spiega Federmoda - per tirare le conclusioni sul 2019 dopo un 2018 con acquisti che segnano il -1,7%.

Negli ultimi tre mesi in provincia di Rimini ci sono 150 imprese del commercio al dettaglio in meno: quelle attive sono passate dalle 5.117 del 31/12/2018 alle 4.967 del 31 marzo scorso. Il commercio continua ad essere il principale settore economico provinciale (27,7% sul totale delle imprese attive), ma fa registrare un brusco -1,9% sul primo trimestre dello scorso anno. (Fonte Infocamere/Movimprese).

“Il clima che cambia impone più flessibilità nel settore del commercio stagionale – spiega il presidente provinciale di Confcommercio, Gianni Indino -. Non giriamoci attorno: per tutto ciò che è successo, i saldi arrivano prestissimo. Anche se la Regione decidesse di posticipare le date, come chiede più della metà dei commercianti, il rischio del nomadismo commerciale verso i territori di confine diventerebbe certezza vanificandone i benefici. La crisi del commercio non accenna a mollare la presa. Sappiamo già che a fine anno chiuderanno altri negozi di abbigliamento e che il nostro territorio continuerà a perdere l’offerta di eccellenza, con il rischio di vederla rimpiazzata dall’ennesima infornata di chincaglieria low-cost”.