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EMILIA-ROMAGNA: Gay, in commissione passa legge contro discriminazioni
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EMILIA-ROMAGNA: Gay, in commissione passa legge contro discriminazioni

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Passa nella commissione Parità dell'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna l'esame dell'articolato della legge contro le discriminazioni e le violenze determinate dall'orientamento sessuale o dall'identità di genere. Il progetto di legge, che ha come relatori di maggioranza Roberta Mori del Pd e di minoranza Michele Facci di Fdi, è accompagnato da oltre 300 emendamenti e perde il termine "omotransnegatività" nel titolo. Approderà in Aula per l'approvazione nella sessione del 23-25 luglio. Fdi e Ln, per protesta, non hanno partecipato al voto degli emendamenti, ma solamente a quella degli articoli, "per lasciare traccia della nostra completa contrarietà a questa legge", ha spiegato Daniele Marchetti (Ln). Acceso confronto sul tema della maternità surrogata, in particolare su un emendamento a firma del Pd Giuseppe Paruolo, che fa riferimento alla procreazione medicalmente assistita e che spinge "la Regione a non concedere contributi ad associazioni che nello svolgimento delle proprie attività realizzano, organizzano o pubblicizzano la surrogazione di maternità". Per M5s, gruppo Misto e Sinistra italiana l'inserimento dell'argomento è inopportuno e improprio. Anche se, ha detto Igor Taruffi (Sinistra italiana), "riconosciamo che tra la prima versione inaccettabile e questa sono stati fatti passi avanti". L'emendamento di Paruolo ha sostituito quello precedente del dem Boschini che aveva creato una spaccatura nello stesso Pd locale perché definiva la maternità surrogata come "forma di sfruttamento della donna" al pari di violenze, abusi e maltrattamenti in famiglia. Il Movimento 5 Stelle ha votato a favore solo di alcuni articoli in particolare quelli che disciplinano il sostegno ai Comuni per l'iscrizione all'anagrafe di bambini di coppie omogenitoriali o il sostegno alle persone transessuali impegnate in percorsi di transizione. Approvato un emendamento a firma Piccinini che prevede che la Regione valuti l'opportunità di costituirsi parte civile nei casi di violenza causata dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere.