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SAN MARINO: Referendum, sì a cambio legge elettorale e parità di diritti
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SAN MARINO: Referendum, sì a cambio legge elettorale e parità di diritti


Un risultato plebiscitario. Nel referendum del 2 giugno a San Marino i sì hanno vinto in entrambi i quesiti proposti, quello sul cambio della legge elettorale e quello che mette al bando l’omofobia. Le maggiori aspettative erano sul primo, di stampo più politico. Il 60 per cento dei votanti ha chiesto di modificare le regole sulla formazione del Governo. Come? Con il nuovo assetto, subito dopo le elezioni il vincitore potrà formare una nuova coalizione, diversa da quella presentata in campagna elettorale, qualora questa non abbia raggiunto la maggioranza. Avrà 15 giorni di tempo per farlo, dopo di che la Reggenza darà la stessa possibilità al secondo classificato. Un sistema richiesto per evitare il ballottaggio che rimarrà come ultima opzione nel caso in cui anche il secondo tentativo vada a vuoto.

Risultato ancora più netto sul secondo quesito dove i sì hanno superato il 70 per cento. Gli abitanti del Titano hanno chiesto che venga modificato l’articolo 4 della Dichiarazione dei diritti, la costituzione sammarinese, introducendo il divieto di discriminazione in base all’orientamento sessuale. San Marino diventa così l'undicesimo stato al mondo a prevederlo. Per Arcigay Rimini si tratta di un successo dove gli elettori hanno espresso la chiara volontà di introdurre una “fondamentale evoluzione del diritto”.

Bassa l’affluenza che si è fermata al 42 per cento registrando un calo di cinque punti percentuali rispetto all’ultimo referendum, quello del 2016.