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BASKET: Una Coppa dolceamara per la Fortitudo che si interroga sul futuro | VIDEO

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Alla fine il problema è sempre quello di capire se sia meglio uscire per un graffio nei quarti, o per una sberla in semifinale. Perché i portici sono questi, e quindi quel che rimane nella memoria non è l’ottima prova strategica del venerdì, quanto piuttosto l’afflosciarsi e l’arrendersi del sabato. Contro una Brindisi che era già stata battuta, questo è vero, ma in tutt’altro contesto e in tutt’altra condizione fisica. Allo stesso tempo, i pugliesi nella finale persa contro Venezia hanno dimostrato che se affrontati col piglio giusto e non con remissione, tutto rimangono fuorchè una corazzata. E allora, la Fortitudo dovrà autoconvincersi e soprattutto convincere il proprio ambiente che il livello è questo, che la semifinale di Coppa Italia non era esattamente qualcosa di preventivabile e che meglio esserci arrivati con scoppola conclusiva che non il non arrivarci nemmeno. La Fortitudo, comunque, ha dimostrato il proprio bene e il proprio male, in sole 24 ore: quando riesce ad avere le gambe e la testa, allora molte cose le sono possibili. Altrimenti, la faccenda si fa complessa, soprattutto perché non troppi giocatori sembrano in grado di celare le proprie mancanze e di limitare i danni. Era successo nel derby, era successo in altre occasioni: se si va sul -20 ci sono più probabilità di andare al -30 che non rientrare al -10, come se i muscoli dei giocatori non volessero rispondere all’eventuale sollecitazione del cercare, almeno, l’uscita sul tabellone di un finale meno granitico. Comprensibile, forse, ma anche innegabile che quel che resta è il risultato, non come ci si è arrivati. Ora, resettare il male e cercare di tenere a mente il bene: nessuno, a settembre, si aspettava di passare il San Valentino a giocarsi una manifestazione. E pochi, venerdì scorso, pensavano di dover prenotare l’albergo anche per la notte successiva. E si vada avanti per la stagione, possibilmente cercando di ricordare che si può e si deve perdere, dato che non si è imbattibili. Ma che lo step successivo, come detto anche da coach Martino è che anche nella sconfitta serve capacità di non andare alla deriva.