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BASKET: Virtus da favola, anche gara3 si tinge di bianconero e Milano affonda | VIDEO


Per la terza volta, una sola squadra in campo. Ed è sempre la Virtus. A dire la verità Milano le prova tutte, s’aggrappa agli ultimi, inconsistenti appigli, cambia formazione, formula, atteggiamento, ma non riesce a frenare la Segafredo, nè soprattutto a riaprire la serie. Un passo solo al titolo che manca da 20 anni, lacrime di gioia che aspettano dal 2001. Le V nere dilagano nell’ultimo quarto, quando lasciano appena due canestri dal campo e 6 punti (a 24) a un’Armani sulle gambe e appoggiata alle corde, in attesa del colpo del ko. Questa terza la tiene in mano e se la porta a casa Weems  con la sua straordinaria produzione su entrambi i lati del campo, 23 punti e 10 rimbalzi. Ma alla base c’è ancora la forza di un gruppo straordinario, in grado di confermare l‘incredibile veemenza difensiva. Alibegovic è decisivo con i rimbalzi offensivi e con la presenza eccellente da numero “5” a cavallo dei due quarti finali, quando la Virtus si prende vittoria e 3-0 dopo aver toccato due volte il +12 e altrettante bloccatasi in attacco, permettendo il rientro dell’Olimpia. Abass, 3 recuperi, ha una mano su ogni pallone avversario, Markovic detta i tempi dell’aggressività, Teodosic , 12 e 6 assist, quelli del ritmo bianconero. Che è sempre perfetto, cadenzato, mai banale, nonostante Milano abbia da Micov e Tarczewski, i due innesti di gara3, qualche beneficio diretto e indiretto. Per la prima volta nella serie l’Armani riesce ogni tanto a mettere il naso in area, ma serve a poco se Pajola cancella Rodriguez e i lunghi sanno comunque alzare il muro quando serve, con quei 10 rimbalzi in più che valgono tre quarti di tricolore. Sempre a comandare, solo la paura di perdersi sul più bello quando le rimonte firmate da Shields nel secondo quarto e  Datome, 12 punti nel terzo, illudono i milanesi di poter stare ancora nel match. Invece da una parte la benzina finisce, dall’altra il serbatoio si ricarica come per magia. Messina che elogia i suoi per aver dato tutto lascia parole che sanno di resa. Djordjevic chiede quell’ultimo passo. Ancora una, e sarà l’estasi finale, davanti a tutti vent’anni dopo.