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CALCIO: Bologna, lo stop costa 270mila euro al giorno
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CALCIO: Bologna, lo stop costa 270mila euro al giorno

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La serrata, inevitabilmente, prosegue. La salute prima di tutto, neanche un mondo come quello (plurimiliardario) del nostro calcio può farne eccezione. E così il Bologna che venerdì avrebbe dovuto riprendere gli allenamenti e che invece ha rinviato l’appuntamento a data da destinarsi, prova a fare i conti con la crisi che l'emergenza coronavirus ha comportato. Nelle ultime ore, la Lega Calcio si è riunito con i suoi Club in teleconferenza per discutere le ripercussioni economiche di uno stop che, stando alle prime stime, costerebbe 750mila euro al giorno in media per i club di serie A, 270 mila nel caso del Bologna. Cifra che, in caso di mancata ripresa del campionato, potrebbe portare a un danno complessivo di circa 30 milioni di euro. E’ una crisi che potrebbero pagare anche i calciatori, con Damiano Tommasi (presidente dell’Associazione) che ha aperto all'ipotesi di rinuncia, per gli atleti, al 30 per cento degli ingaggi di questa stagione per diminuire l’impatto di una crisi che potrebbe rivoluzionare anche il mondo del calcio non solo per il presente. Il monte ingaggi del Bologna si aggira intorno ai 42 milioni. Da marzo al 30 giugno, data di scadenza dei contratti e termine della stagione sportiva, Joey Saputo dovrebbe versare circa 16 milioni lordi. In casa rossoblù questo significherebbe un risparmio variabile tra i 12 e gli 8 milioni di euro e quindi una riduzione della potenziale perdita da 30 a meno di 20 milioni. Il tutto, però aspettando certezze circa l’eventuale ripresa, in base alla quale sarà possibile capire come verranno modificati i calendari e se il numero di partite originariamente programmato potrà essere rispettato: perché questo aspetto andrà a incidere sugli incassi dei club alla voce diritti tv, sempre preponderante. Il Bologna avrebbe dovuto percepire 42 milioni e di quella cifra oggi ne ha già ottenuti 32, ovvero l’80 per cento. Fare i conti delle potenziali perdite è ciò a cui è chiamata la serie A in questi giorni, nei quali i calciatori sono chiamati a dire se siano o meno disposti a pagarne una parte rinunciando pure loro a una parte dell'ingaggio.