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CALCIO: È Medel l'asso nella manica per il Bologna, pronto l'assalto al cileno | VIDEO

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Verona è sempre più vicina, Un colpo sottotraccia. Anzi, un colpaccio che - se riuscirà - farà un gran rumore. Il Bologna ha messo nel mirino Gary Medel: in un certo senso lo manda il suo amico Pulgar ma resta il fatto che nelle ultime ore il club di Saputo - tramite i suoi uomini operativi - ha stretto la morsa attorno al «Pitbull», ora al Besiktas e soprattutto ex Inter. Sarebbe un colpo super per il Bologna e per una squadra che attende l’innesto di un ulteriore uomo, in questo caso un uomo forte. Operazione non facile, la Universidad Catolica lo rivorrebbe in patria, i nodi da sciogliere sono legati alla durata del contratto (offerti 2 anni più opzione per un terzo), ma in prestito con diritto di riscatto l’affare si può fare. Medel ha il dono della battaglia sempre e comunque: perfetto interprete sul campo di Mihajlovic. L’accelerazione forse ci sarà oggi. O al massimo domani. Il cileno è ben contento di rientrare nel campionato italiano dopo l’esperienza in Turchia: un giocatore che porta esperienza e che l’Inter l’ha vissuta per tre stagioni, segnando anche un gol decisivo alla Roma e soprattutto facendo mai mancare il proprio apporto da mediano davanti alla difesa. Un apporto da Pitbull appunto. Famiglia numerosissima, all’Inter venne preso da Walter Mazzarri («Gli sarò sempre grato») e dai nerazzurri andò via perché Spalletti gli disse di volere «gente di palleggio». Ma l’Italia gli è rimasta nel cuore. E il Bologna l’ha capito. Medel è il classico incontrista, uno che se c’è da difendere anche il compagno lo fa, un’icona per il Cile (nella sua nazionale ha giocato soprattutto da centrale difensivo) ed è pure un sopravvissuto. Lo raccontò proprio lui. «Nella mia vita, fino a un certo punto, ho fatto un sacco di errori - svelò in un’intervista alla Gazzetta dello Sport -. Cazzate. Da piccolo ero un loco, un matto, mi arrampicavo sugli alberi e salivo sui tetti.Una volta sono uscito dal parabrezza della mia macchina lanciata ai 140 all’ora, non avevo la cintura, arrivai all’ospedale e non sentivo più la gamba. E nel quartiere in cui sono nato ho rischiato di buttarmi dentro i traffici di droga: se non ci fosse stata la mia esemplare famiglia, ora non sarei qui». Insomma: al Bologna può arrivare un fighter.