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CALCIO: Il TFN condanna il Palermo, rosanero retrocessi in serie C
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CALCIO: Il TFN condanna il Palermo, rosanero retrocessi in serie C

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​Il Tribunale federale nazionale – Sezione Disciplinare presieduto da Cesare Mastrocola, ha retrocesso il Palermo all'ultimo posto del campionato di Serie B della stagione sportiva in corso. Il club precipita in serie C. La società è stata sanzionata per una serie di irregolarità gestionali da parte di alcuni ex dirigenti. L'organismo ha dichiarato inammissibile il deferimento nei confronti di Maurizio Zamparini, all'epoca dei fatti presidente del consiglio di Amministrazione del Palermo, mentre ha inflitto 5 anni di inibizione con preclusione ad Anastasio Morosi e 2 anni di inibizione a Giovanni Giammarva, rispettivamente presidente del Collegio sindacale e presidente del consiglio di amministrazione della società. Ora la classifica del campionato cadetto cambia completamente volto: nella griglia play-off sale il Perugia mentre si salvano Venezia e Salernitana condannando Foggia, Padova e Carpi alla retrocessione diretta assieme ai rosanero.
Con riferimento alle contestazioni formulate dalla procura federale nell'atto di deferimento, il Collegio ne ritiene fondate in particolare quelle che fanno riferimento alle iscrizioni effettuate nello stato patrimoniale dei bilanci 2015-2016-2017 "crediti per imposte anticipate" per un valore pari a 5.500.000 euro, in violazione del principio contabile e alla verificata impossibilità di ipotizzare futuri redditi imponibili idonei a recuperare le imposte anticipate. Allo stesso modo, è ritenuta fondata la contestazione relativa all'iscrizione in bilancio di crediti tributari pari ad 2.940.559 euro nella voce di bilancio al 30 giugno 2016, relativa ad imposte iscritte a ruolo e per le quali la società aveva in corso due rateizzazioni, nella considerazione che si trattasse di iscrizioni a ruolo provvisorie a fronte di contenziosi pendenti, attesa la pendenza di ricorsi innanzi alle commissioni tributarie. I giudici, inoltre, parlando di "macroscopica vicenda" inerente la plusvalenza iscritta per effetto della cessione, da parte della società deferita, della partecipazione totalitaria nella Mepal alla società anonima di diritto Lussemburghese Alyssa che è risultata essere controllata, indirettamente, dalla stessa famiglia di Zamparini, a seguito di un contratto stipulato in data 30 giugno 2016. Il compendio delle indagini effettuate "ha avuto modo di evidenziare la fittizietà dell'operazione", che ha comportato per la società deferita una plusvalenza da alienazione ad 21,956 milioni di euro circa, originata dalla differenza di valore tra il ramo di azienda avente ad oggetto marchio ed accessori, ceduto nel 2014 in Mepal (per un valore di circa 18 milioni di euro) ed il prezzo di vendita delle quote della Mepal ad Alyssa, fissato in 40 milioni di euro da pagare in diverse tranche scaglionate nel tempo. La "totale convergenza di numerosissimi elementi", sottolinea il Collegio, "ha condotto i giudici penali a ritenere tale operazione un mero artifizio contabile - predisposto da Zamparini con la fattiva complicità del Morosi - per far quadrare i conti della società e dissimulare il grave deficit patrimoniale e sottrarsi, in tal modo, agli obblighi previsti dal codice civile e dalla normativa Federale in materia di società professionistiche". Tale intento "traspare chiaramente dalle numerosissime conversazioni intercettate nel corso del il quale Zamparini ha chiaramente confessato il vero scopo dell'operazione in contrasto con quanto risultava dagli atti ufficiali". Dagli atti emerge anche la preoccupazione volta ad evitare operazioni infragruppo che avrebbero, poi, comportato l'obbligo di redigere un bilancio consolidato facendo emergere la realtà anche di fronte alla Covisoc".